Anzio, città da radici profonde.

Anzio, città dalle radici profonde.
Nell'antichità Antium venne assorbita nello stato romano.
La città ospitò Cicerone quando, tornato dall'esilio, vi riorganizzò i resti delle sue biblioteche, desiderando metterli in un posto sicuro. I romani più eminenti vi costruirono bellissime ville in riva al mare. Gli imperatori della dinastia Giulio-Claudia la visitavano frequentemente e Mecenate vi possedeva una villa.
Ad Antium nacquero gli imperatori Caligola e Nerone.
Quest'ultimo fondò una colonia di veterani in città e costruì un nuovo porto, le cui rovine sono tuttora esistenti.
Nei primi del novecento, Anzio acquistò le connotazioni
di un elegante centro balneare, meta di soggiorno di alcune note famiglie dell'aristocrazia e dell'alta borghesia romane.

giovedì 29 maggio 2008

TG 5 DEL 29\05\2008 h 20.00


http://www.video.mediaset.it/video.html?sito=tg5&data=2008/05/29&id=27022&categoria=servizio&from=email


LEGGETE! LEGGETE! LEGGETE!



"Al Pigneto sono stato io. Non chiamatemi razzista"

Roma - L'uomo del raid del Pigneto, "l'italiano sulla cinquantina" cui la polizia cerca da cinque giorni di dare un volto, il più vecchio tra i mazzieri, il "Capo", arriva all'appuntamento ai tavolini di un bar che è notte. Ha i capelli brizzolati, gli occhi lucidi come di chi è in preda a una febbre. Allunga la mano in una stretta decisa che gli fa dondolare il ciondolo d'oro al polso.

"Eccome qua, io sarei il nazista che stanno a cercà da tutti i pizzi. Guarda qua. Guarda quanto sò nazista...". La mano sinistra solleva la manica destra del giubbetto di cotone verde che indossa, scoprendo la pelle. L'avambraccio è un unico, grande tatuaggio di Ernesto Che Guevara.

"Hai capito? Nazista a me? Io sono nato il primo maggio, il giorno della festa dei lavoratori e al nonno di mia moglie, nel ventennio, i fascisti fecero chiudere la panetteria al Pigneto perché non aveva preso la tessera". L'uomo ha 48 anni. Delle figlie ancora piccole. Una storia difficile di galera e di imputazioni per rapina. E, naturalmente, un nome. "Quello lo saprai molto presto. Il giorno che mi presento al magistrato, perché quel giorno il mio nome non sarà più un segreto. Mi presento, parola mia. La faccio finita cò 'sta storia. Ma ci voglio andare con le gambe mie a presentarmi. Nun me vojo fà beve (arrestare ndr.) a casa. Perciò, se proprio serve un nome a casaccio, scrivi Ernesto... ".

Indica la foto sulla prima pagina dell'edizione di Repubblica del 27 maggio. Quella scattata durante il raid con il telefono cellulare da uno dei testimoni dell'aggressione. "Ecco. Io sono questo qua. Questo cerchiato con il marsupio e la maglietta rossa, che si vede di spalle. La maglietta è una Lacoste. Adesso ti racconto davvero come è andata. Ti racconto la verità prima che mi si bevono. Perché la verità, come diceva il Che, è rivoluzionaria. La politica non c'entra un cazzo. Destra e sinistra si devono rassegnare. Devono fare pace con il cervello loro. Non c'entrano un cazzo le razze. Non c'entra - com'è che se dice? - la xenofobia. C'entra il rispetto. Io sono un figlio del Pigneto. Tutti sanno chi sono e perché ho fatto quello che ho fatto. Tutti. E per questo si sono stati tutti zitti con le guardie che mi stanno cercando. Perché mi vogliono bene. Perché mi rispettano. Perché hanno capito. Io ho sbagliato. E non devo e non voglio essere un esempio per nessuno. Ma per una volta in vita mia, ho sbagliato a fin di bene. E allora è giusto che il Pigneto veda scritta la verità. Se lo merita. E quella la posso raccontare solo io".

La "verità" di "Ernesto" ha un incipit. Giovedì 22 maggio. Quarantotto ore prima del raid. "A metà mattina, a una donna di cui non faccio il nome e a cui voglio bene come a me stesso, rubano il portafoglio in via Macerata. Non faceva che piangere. Un amico mio - un immigrato, pensa un po' - mi dice che se lo voglio ritrovare devo andare nel negozio di quell'infame bugiardo dell'indiano. In via Macerata. Perché il ladro sta lì. E' un marocchino, un tunisino, mi dice l'amico mio. Venerdì, verso mezzoggiorno, ci vado. Trovo questa merda di marocchino, o da dove cazzo viene, questo Mustafà, seduto davanti al negozio con una birra in mano. Una faccia brutta, cattiva, con una cicatrice. Mi fa cenno di entrare e nel negozio mi trovo lui, l'indiano bugiardo e un vecchio, un italiano. Il marocchino mi dice: "Tu passare oggi pomeriggio e trovare portafoglio". Io dico va bene e, te lo giuro, non mi incazzo, né strillo. Dico solo: "Dei soldi non me frega niente. Ma dei documenti sì". Ripasso il pomeriggio e quello mi dice: "Scusa. Non fatto in tempo. Torna domani". Io ripasso sabato mattina e quel Mustafà là, ridendo, sempre con quella cazzo di birra in mano, mi fa segno che i documenti l'ha buttati dentro una buca delle lettere. Allora non ci ho visto più. Mi è partita la brocca. Ho cominciato a strillare, dentro e fuori del negozio. In mezzo alla strada. E ho detto: "Se vedemo alle cinque. E se non salta fuori il portafoglio sfascio tutto"".

Alle 17 di sabato, dunque, arriva "Ernesto". Ma non da solo. "Eh no. Fermati. Fermati qui. Io arrivo da solo. Perché io voglio andare a gonfiare il marocchino da solo. Io quando devo fare a cazzotti non mi porto dietro nessuno. Il problema è che quando arrivo all'angolo con via Macerata non ti trovo una quindicina di ragazzi del quartiere? Tutti incazzati e bardati. Te l'ho detto. Mi vogliono bene. Avevano saputo della tarantella ed erano due giorni che sentivano questa storia di questo portafoglio. Evidentemente volevano starci pure loro e si sono presentati. Non l'ho mica chiamati o invitati".

"Ernesto" fa un cenno al cameriere. Chiede un whiskey di malto scozzese. Un "Oban". Strizza l'occhio. "Lo vedi questo? E' cresciuto con me al Pigneto". "Che stavo a dì? Ah sì, i pischelli. Io davvero non riesco a capire come si sono inventati la storia della svastica. Ma quale svastica? Io questi pischelli non li conosco personalmente, ma mi dicono che sono tutto tranne che fascisti. E, comunque svastiche non ce n'erano. Quei pischelli, per quanto ne so, si fanno il culo dalla mattina alla sera. E hanno solo un problema. Si sono rotti il cazzo di vedere la madre, la sorella o la nonna piangere la sera, perché qualche vigliacco gli ha sputato o gli ha fischiato dietro il culo. Te lo ripeto, io non l'ho chiamati. Io ce li ho trovati. E poi, scusa tanto sa, ma hai mai visto tu un raid nazista senza una scritta su un muro? Qualcuno si è chiesto perché, se era un raid, nessuno ha toccato per esempio i sette senegalesi che vendevano i cd taroccati in via Macerata? Lo vuoi sapere perché? Perché i senegalesi non avevano fatto niente. Perché sono amici. Perché portano rispetto e quando stava per cominciare il casino al negozio dell'indiano, gli ho detto di mettersi da una parte".

Forse "Ernesto" vuole solo coprire quei ragazzi. Forse la sua storia comincia a pattinare. "Aspetta. Io ti ripeto che i nomi di quei pischelli non li conosco e, comunque, se anche li conoscessi non li farei mai. Ma la dimostrazione che dico la verità sai qual è? E' che loro erano tutti coperti. Con i caschi, con i cappucci. E io invece ero l'unico a volto scoperto. Perché, come t'ho detto, io se devo andare a fare a cazzotti ci vado a mani nude, da solo e a viso scoperto. Te ne dico un'altra. La dimostrazione che sto dicendo la verità è che quando l'indiano di via Macerata mi vede e se la dà, dopo che gli ho sfasciato le vetrine, i pischelli si mettono a correre verso via Ascoli Piceno. Per me è finita lì. E non capisco quelli che vogliono fare. Allora li raggiungo a piedi e quando all'angolo tra via del Pigneto e via Ascoli Piceno vedo che stanno a fà un macello con i bengalesi, che si sono messi a sfasciare le macchine della gente del quartiere, cominciò a gridare. Grido: "A pezzi de merda che state a fa'? Annatevene da lì, a rincojoniti!". Per questo, come ho letto sui giornali, dicono che hanno sentito "il Capo" dare ordini in italiano. Ma quali ordini? Io li stavo a mannà a fanculo perché mi era presa paura. Avevo capito che casino stava montando".

Cosa aveva capito "Ernesto"? L'uomo butta giù il fondo di "Oban" rimasto nel bicchiere. Accende una Marlboro rossa. "Avevo capito che, senza volerlo, avevo slegato la bestia. Avevo capito che il veleno mio era il veleno di tutti. Sai perché penso che i pischelli sono andati dai bengalesi in via Ascoli Piceno? Perché quell'alimentari là, quello dove è andato a chiedere scusa Alemanno, due anni fa l'avevano chiuso per spaccio. Perché sotto il sacco dei ceci che dice di vendere, il bengalese ci teneva la droga. So che è andato assolto perché ha detto che la roba la nascondeva un marocchino. Sta di fatto che lì davanti è sempre un circo. Stanno sempre aperti. Anche alle cinque de mattina. Mi spieghi che cazzo si vendono?".

"Ernesto" chiede un altro whiskey. "La storia potrebbe finire qua. Ma non finisce qua". L'uomo, ora, ha voglia di raccontare chi è e come è cresciuto. "Perché tutto si deve sapere. Tutto. Perché poi, quando ti si bevono, i giornali scrivono un mucchio di cazzate". E' il quarto di cinque figli, "Ernesto". Suo padre è un carabiniere. Lo perde a 8 anni e finisce in collegio, perché a casa, al Pigneto, non si riesce a mettere insieme il pranzo con la cena. Quando esce dall'istituto, comincia a rubare. "Per fame. Ho sempre rubato solo per fame. E mai al Pigneto". A 24 anni perde anche la madre. Comincia a entrare e uscire di galera. Regina Coeli, Sollicciano, "dove a Pacciani, j'ho fatto 'na faccia tanto. Sto schifoso... ". "Sempre accusato di reati contro lo Stato... ". Contro lo Stato? "Sì, rapine in banca. Perché, le banche non sono dello Stato?". Ride, per la prima volta. Poi si fa di nuovo cupo.

"Il Pigneto era bellissimo. Da ragazzino giocavo a ruzzichella dove adesso ci stà quello schifo di isola pedonale. Dove adesso vomitano e pisciano fino alle cinque de mattina, ci stava il cocomeraro e quello che vendeva le cozze col limone. Posso sopportare che mentre vado al mercato a comprare il pesce per mia figlia che è una ragazzina, lei deve vedere uno che se tira fuori l'uccello e sui banchi del mercato ci piscia? Eh? Lo posso sopportare?". Il colore della pelle, dice, non c'entra. "Io ho litigato con tutti quelli che non portano rispetto alla gente del Pigneto. Bianchi e neri. Io ho fatto casino qualche settimana fa al pub di via Fanfulla, perché quattro stronzetti italiani non mi facevano rientrare a casa con le bambine e quando ho chiesto di spostare una macchina in doppia fila, mi hanno imbruttito dicendo: "Perché, se no che succede?". "Succede che te gonfio", ho detto. E si sono spostati. Ho litigato con degli algerini sotto casa, che mi stavano fregando il motorino. Ne ho appicciati al muro un paio e da allora sai come mi chiamano? "Grande mujaheddin. Grande talibano". Beh, l'altra sera m'hanno riportato le chiavi della macchina che mi ero dimenticato sul cofano. Hai capito, sì? Io non ce l'ho con nessuno. Io voglio bene ai neri e ai bianchi che rispettano gli altri. Che rispettano il Pigneto, che insieme alla mia famiglia è l'unica cosa che ho. Io sono cresciuto al bar Necci, hai presente? Sai, no? Quello del film di Pasolini "Accattone". Vai a chiedere di me lì. Vedi che ti dicono. Vai a chiede di me allo stagnaro di via Ascoli, o al bar di fronte. Vedi che dicono. Io ci sono poche persone che non rispetto. I bugiardi, i laidi, gli ipocriti, le pecore. E ti racconto ancora una cosa che mi devi promettere di scrivere".

"Ernesto" tira fuori l'ultima sigaretta del pacchetto di Marlboro, che poi accartoccia come carta velina. "Pifano. Daniele Pifano, hai presente? Collettivo di via dei Volsci. Autonomia, anni '70 e compagnia cantante. Beh, stai a sentire. Viene a vivere al Pigneto e due anni fa becca un fascistello che gli rompe il cazzo. Ti dico: questo qua lo umilia e gli distrugge la bici davanti a tutti. Io mi metto in mezzo e da allora, quando vedono Pifano, si scansano. E lui che fa? Sabato, dieci minuti dopo il casino, si mette con i centri sociali nell'isola pedonale a strillare che sono arrivati i nazisti al Pigneto. Ma come si fa? Ma che uomo sei? Ma che dignità c'hai a giocare sulla pelle del Pigneto e del sottoscritto? L'altro giorno ho provato a chiamare anche Luxuria, quella di Rifondazione. Gli ho detto: "Dovemo parlà". E lui: "Sì ma al telefono perché sono a Cosenza per una riunione". Allora io dico. Tu starai pure a Cosenza, ma al Pigneto, che è dove vivi pure tu, chi ci pensa?".

Chi ci pensa? "Ernesto" ride. "A pagare i wiskey ci pensi tu, perché io stò in bianco e devo pure pensare a trovare un avvocato bravo. Poi, quando sarà finita tutta questa storia, offrirò io. Ora vado. Mi raccomando. La verità. Io non sono un esempio per nessuno. Ma stavolta, davanti alle mie figlie, voglio che sia diverso. Non come le altre volte che m'hanno visto andare in Centrale o carcerato. Stavolta l'ho fatto per loro. E per il Pigneto. In fondo, non ho ammazzato nessuno. E tutto 'sto casino, non l'ho armato io"

CARLO BONINI fonte www.repubblica.it

FRITTATA !!!


Fatela finita!!!


E ORA CHE IL NAZISTA NEOFASCISTA XENOFOBO CHE CON LE SVASTICHE IN MANO (COSI' HA DETTO VELTRONI) CHE AVEVA COMPIUTO IL RAID AL PIGNETO IN STILE SQUADRACCE... SI E' ORGOGLIOSAMENTE E STIZZOSAMENTE DICHIARATO DI SINISTRA CON TANTO DI TATUAGGIO DI GUEVARA SUL BRACCIO,
( E NON E' NEANCHE UN ...PISCHELLETTO!!! 48 ANNI) COSA SCRIVERANNO INDIGNATI I GIORNALI PER UNA SETTIMANA?

FORSE SAREBBE IL CASO DI DARSI UNA CALMATA E ANDARE A GUARDARE I PROBLEMI VERI DEL PAESE!
QUESTO CLIMA ALIMENTA INTOLLERANZA, FATELA FINITA, RIPETO NON SI STRUMENTALIZZI, PREVENIRE E' MEGLIO CHE CURARE!!!

Maurizio Brugiatelli

mercoledì 28 maggio 2008

Domani mattina Storace su la7


Appuntamenti

STORACE A OMNIBUS (LA7)

Il segretario nazionale de La Destra Francesco Storace domani mattina, 29 maggio, sarà ospite della trasmissione Omnibus di La7 per discutere con altri interlocutori parlamentari ed extraparlamentari dei primi 30 giorni trascorsi dall’insediamento del Parlamento a seguito delle elezioni politiche 2008. Appuntamento a partire dalle ore 7,45. In studio saranno presenti Paolo Cento (Verdi), Maurizio Gasparri (Pdl), Francesco Boccia (Pd) e il giornalista della Stampa Federico Geremicca.

da www.storace.it

SCANDALOSO CENSURARE LE FOIBE

28 Maggio 2008

Vi proponiamo l’intervista a Francesco Storace apparsa sul quotidiano “Il Tempo”: il-tempo-intervista-a-storace.pdf

da www.storace.it


UNIVERSITA’: ZONA FRANCA

27 Maggio 2008

di Francesco Storace


C’è un angolo importante di Roma che non si chiama Pigneto, un luogo dove non ci sono le baracche rom, e che dovrebbe rappresentare il sapere, la cultura, la tolleranza. E’ l’università La Sapienza dove non ha potuto parlare il Papa e dove si continua a negare diritto di parola. Non credo di essere molto simpatico all’onorevole Roberto Fiore, ma il veto posto allo svolgimento di un convegno sulle foibe organizzato nell’ateneo romano da Forza Nuova mi indigna e molto. Credo che il sindaco di Roma debba spendere una parola: l’università non deve essere zona franca. E’ il caso di proporre la convocazione di una seduta del consiglio comunale alla Sapienza, magari proprio sul tema della libertà e del rispetto delle idee altrui. O ci sarebbe problema di ordine pubblico anche per i consiglieri comunali?

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SAPIENZA SCHIUMA LA DESTRA : MA PICCHIANO SEMPRE E SOLO QUELLI DI DESTRA?

“Fermo restando che qualsivoglia gesto di violenza va condannato, mi domando: c’è una rissa tra studenti ma a picchiare sono sempre e solo quelli di destra?”Questo è quanto dichiara il portavoce romano Fabio Sabbatani Schiuma per il quale “è odioso quel clima che tende a giustificare qualsiasi comportamento di chi ad esempio crede che l’Università sia di proprietà di chi non fa parlare il Santo Padre e di chi non permette ad un euro parlamentare di incontrare gli studenti”
“Resta fatto - conclude Schiuma- che anche nel caso del Pigneto non si aspetta altro che dare la caccia al fascista e che debbano essere solo e sempre ragazzi di destra quelli che aggrediscono”.


ATTENZIONE ATTENZIONE


RIFLESSIONI

Spranghe all'università, Fascisti- Comunisti.
I benpensanti ne hanno di pane da inzuppare e tutti lì a strumentalizzare per biechi interessi personali, editoriali, elettorali, un motivo per strumentalizzare c'è sempre!
Chi come me gli anni 70 li ha vissuti subiti e sotto certi versi "interpretati" si accorgerà che sembra un film già visto e molto pericoloso. Aver tenuto fuori dal parlamento e dal senato la storia e i valori di milioni di italiani, non credo sia stata una buona scelta, il tentativo di omogenizzare tutti e tutto non ha mai funzionato ce lo insegna la storia. C'è una vecchia canzone intitolata "Dont' worry be happy" (non preoccuparti sii felice) i giovani non ci sono cascati allora e non intendono cascarci oggi!
I giovani si preoccupano perché pensano, ma poi c'è subito qualcuno che cerca di strumentalizzare il loro pensiero, essendo rimasti al margine della politica, o meglio dal centro del potere, perché se non ricordo male il significato della parola politica dovrebbe essere l'arte di governare la città e non "l'arte di manipolare il popolo per fini personali"
Inviterei allora a fare un'attenta riflessione a tutti noi, l'estremismo che fino a pochi mesi fa era espresso nelle curve di alcune squadre di calcio, da alcuni facinorosi che si stava cercando di individuare e isolare, oggi cercano visibilità nel tempio del sapere.
Chi è vicino a i giovani e ha vissuto gli anni di piombo sempre più spesso si sente interrogato su quegli anni, non più per conoscere ma per studiare...
Se a questo uniamo la voglia di protagonismo, già naturale in quest'era mediatica a tutti i costi, esasperata da chi vede cancellato anche nelle forme di solo pensiero le proprie idee, qualche burattinaio, e il nostro paese ne è pieno, ha terreno fertile per alimentare l'odio che inevitabilmente sfocia alla lotta armata.
Prevedere è meglio che curare.

Maurizio Brugiatelli

sabato 24 maggio 2008

Riflessioni


RIFLESSIONI


La sbornia elettorale finirà con le ferie estive. Verso il 15 di settembre, quando avremo fatto il bilancio di chi è andato in ferie e per quanto, sopratutto: tra chi aveva intenzione di far finta di riposarsi al mare e chi, a conti fatti, non ha neanche i soldi per l’ombrellone. Quando, nonostante l’estate, tra rincari e presunti benefici berlusconiani, guardandoci allo specchio: noteremo che le chiappe sono ancora chiare; solo in quel momento ci si renderà conto che le chiacchiere stanno a zero. Il Congresso a fine autunno è un buon periodo:per dare la sveglia ai rinco……ti.
Buona giornata a Noi e pessima agli altri.

NO ALLE OLIMPIADI DI SANGUE

Foto Il Dalai lama teme un ulteriore scoppio di violenze in Tibet

Il Dalai lama teme un ulteriore scoppio di violenze in Tibet



Londra, 23 mag.- Nel corso di una lunga intervista concessa oggi all’agenzia di stampa France press subito dopo il suo incontro con il primo ministro britannico Gordon Brown, il Dalai Lama ha ammesso di temere lo scoppio di ulteriori violenze se i colloqui tra la Cina ed esponenti tibetani non dovessero andare a buon fine. Secondo la massima autorità tibetana potrebbero verificarsi “non soltanto gravi manifestazioni, ma anche violenze. Altre sofferenze, altra tristezza.”

Un colloquio “informale” tra le autorità cinesi e tibetane ha avuto luogo nel sud della Cina nei primi giorni di maggio. Altri incontri sono previsti per il mese di giugno. Secondo i tibetani in esilio le vittime della repressione cinese alle sommosse di marzo sarebbero più di 200, un migliaio i feriti. Sempre secondo le stesse fonti più di 5 mila sarebbero state arrestate.

venerdì 23 maggio 2008

da www.storace.it

GIORGIO ALMIRANTE, RICORDO DI UN GRANDE UOMO

22 Maggio 2008

di Francesco Storace

Vent’anni sono passati dalla morte di un grande uomo che ha contrassegnato larga parte della nostra storia politica: Giorgio Almirante. E a lui, ancora oggi, alla sua memoria, ci inchiniamo con profondo rispetto di militanti politici. Per Almirante rischiammo la vita e molti nostri ragazzi – quelli sì, nostri camerati – la persero, vittime dell’odio rosso. Almirante fu anche geniale precursore di un modello di democrazia diretta che oggi vediamo rappresentata dall’elezione popolare dei sindaci, dei presidenti delle province e delle regioni. Fu inguaribile sognatore della stagione della pacificazione nazionale. Fu profeta inascoltato di un’identità che si richiamava all’affermazione di valori legati alla tradizione nazionale. Creò la destra italiana e la accompagnò per mano, amato dalla sua gente. In questa politica tutta melassa credo si troverebbe assai male. Anche noi, in un mondo che i leaders politici li detesta e non li ama più. Giorgio, noi ti amiamo ancora.