Anzio, città da radici profonde.

Anzio, città dalle radici profonde.
Nell'antichità Antium venne assorbita nello stato romano.
La città ospitò Cicerone quando, tornato dall'esilio, vi riorganizzò i resti delle sue biblioteche, desiderando metterli in un posto sicuro. I romani più eminenti vi costruirono bellissime ville in riva al mare. Gli imperatori della dinastia Giulio-Claudia la visitavano frequentemente e Mecenate vi possedeva una villa.
Ad Antium nacquero gli imperatori Caligola e Nerone.
Quest'ultimo fondò una colonia di veterani in città e costruì un nuovo porto, le cui rovine sono tuttora esistenti.
Nei primi del novecento, Anzio acquistò le connotazioni
di un elegante centro balneare, meta di soggiorno di alcune note famiglie dell'aristocrazia e dell'alta borghesia romane.

lunedì 2 giugno 2008

ECCO A CHI E' ANDATO IL..... VOTO "UTILE"

Notizia del 1 giugno 2008 - 10:00

«Ero un attimo in bagno»

Le scuse (imbarazzanti) dei parlamentari italiani, appena eletti e già assenteisti. Scranni vuoti e portafogli pieni

GIOVEDI' 12 GIUGNO



Aperitivo + Concerto
(per ora con: Francesco e Simona, Benedetto e Riccardo, Baldo e Fabian)

Per un aiuto concreto alla Societa' Editrice Barbarossa

Inizio dalle ore 19
12 Giugno 2008
presso i nuovi locali di Raido (via Scire' 21-23)

...ingresso a sottoscrizione...

Per tutti gli altri gruppi che intendano partecipare (in versione acustica), contattare Raido: libreria@raido.itIndirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo - 06.86217334

COMUNQUE W L'ITALIA

Speciale 2 Giugno




Credo sappiate cosa penso io riguardo al 2 Giugno, festa della repubblica.
Non sono un repubblicano, non so se si nota, ma non perchè non mi piaccia la democrazia, anzi, credo sia giusto che ogniuno posso esprimere ciò che sente, anche se NOI non possiamo farlo, ma perchè non mi va giù il modo con cui siamo diventati una democrazia.

sabato 31 maggio 2008

da Quotidiano.net




REFERENDUM PROSTITUZIONE

Santanché: "Aboliamo la legge Merlin
Case chiuse? No, meglio le coop"

L'esponente de la Destra, a capo di un gruppo di sole donne, ha depositato in Cassazione un quesito referendario al fine di "liberare le donne dalla schiavitù". E' è nato anche un sito www.stradeprotette.com.




Roma, 28 maggio 2008 - Daniela SantanchèDaniela Santanchè ha salito le scale del Palazzaccio a Roma per andare a depositare nella cancelleria della corte di Cassazione un quesito referendario: abolire, parzialmente, la legge Merlin, "un'iniziativa coraggiosa, di civiltà che non vuole - dice lei - avere nulla di provocatorio, ma che riguarda le donne che devono essere liberate dalla schiavitù dello sfruttamento e la sicurezza dei cittadini, che debbono avere strade protette e sicure".

Il comitato promotore è composto di sole donne, ed è già questa la novità, tanto che in cancelleria hanno dovuto preparare nuovi tabulati perché erano tutti prestampati col 'signori'. La portavoce de La Destra precisa subito: "Sono contro le case chiuse, le case di prostituzione dello Stato, sarebbe una battaglia di retroguardia", e ipotizza, se del caso, più moderne "cooperative di donne".

In ogni caso "la legge Merlin ha più di 50 anni, va cambiata, non può essere che la prostituzione sia un reato. Basta con i tabù". Per chi vuole saperne di più è nato anche un sito www.stradeprotette.com. , dove sarà poi possibile firmare anche per il referendum; la raccolta firme partirà dopo il via libera della corte, dalle spiagge alle strade, assicura battagliera Santanché, che fa anche un appello bipartisan alle forze politiche, e soprattutto alle donne, di qualunque schieramento.


L'iniziativa è "culturale, prima che politica", vuole "spezzare i tabù, il fare finta che non c'è", sottolinea la Santanchè, che - a chi vuole fare ancora lo struzzo - ricorda: in Italia, dal mattino alla notte inoltrata, sono sulle strade 70mila prostitute e "ogni corpo di donna sulla strada fa a guadagnare al mese 5000-7000 euro ai maschi".

Ecco perché "serve una nuova regolamentazione della prostituzione, per restituire la libertà alle donne da questa schiavitù e per dare sicurezza ai cittadini". "Non si fa altro - incalza Santanché - che parlare di sicurezza e poi non si pensa al problema della prostituzione sulle strade. Il governo nel pacchetto sicurezza metta anche questo". Si rivolge anche al ministro dell'Interno Maroni, perché "parlare di sicurezza senza affrontare la prostituzione non ha alcun senso. Gli manderò il quesito per l'abolizione della Merlin; mi piacerebbe che il governo si impegnasse per fermare lo sfruttamento delle donne sulle strade".


Perché infatti, si chiedono Santanché e le donne del comitato promotore sul sito dedicato all'iniziativa deve essere ancora in vigore una normativa che "fa reato della prostituzione esercitata nel chiuso di un`abitazione e lascia invece campo libero alla prostituzione esercitata all`aperto? Anche la più sfacciata e invadente, quella che avvelena e degrada le nostre strade e più offende e preoccupa i cittadini?". E via dalle strade le donne, avranno la "possibilità di decidere il proprio destino, anche quello di cercare una "possibilità di riscatto".

GIUSTIZIA ? MHA!!!

Uno dei killer del Circeo e’ stato affidato ai servizi sociali
Gianni Guido fu condannato a 30 anni per l’omicidio di Rosaria Lopez e le violenze a Donatella Colasanti
Massacro del Circeo. Gianni Guido, uno dei killer condannato a 30 anni per l'omicidio di Rosaria Lopez e le violenze a Donatella Colasanti, dall'11 aprile è «affidato ai servizi sociali». A riportare la notizia e’ stato il giornale milanese “ Il Corriere della Sera” sottolineando che «Gianni Guido non è già più un detenuto. Dopo il...
[leggi l'articolo]

POVERO SINDACO.

MARETTA COMUNE DI ANZIO....???

DAL LINK QUI SOTTO LEGGETE L'ARTICOLO APPARSO IERI SU LATINA OGGI A FIRMA DI LAURA D'AMORE.


OGNI GIOCO E' BUONO PER ALZARE IL PREZZO!!!

http://www.dagolab.eu/public/LatinaOggi/Archivio/30_05_2008/pag16nettuno.pdf

E COME SI FA A COMMENTARE?


La fame nel mondo: occasione educativa

Rubo questa frase e l’immagine dal sito www.frangipane.it, perché è educativa e merita la divulgazione.

La_miglior_salsa_del_mondo_la_fame
LA MIGLIOR SALSA DEL MONDO…

E’ LA FAME!

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giovedì 29 maggio 2008

TG 5 DEL 29\05\2008 h 20.00


http://www.video.mediaset.it/video.html?sito=tg5&data=2008/05/29&id=27022&categoria=servizio&from=email


LEGGETE! LEGGETE! LEGGETE!



"Al Pigneto sono stato io. Non chiamatemi razzista"

Roma - L'uomo del raid del Pigneto, "l'italiano sulla cinquantina" cui la polizia cerca da cinque giorni di dare un volto, il più vecchio tra i mazzieri, il "Capo", arriva all'appuntamento ai tavolini di un bar che è notte. Ha i capelli brizzolati, gli occhi lucidi come di chi è in preda a una febbre. Allunga la mano in una stretta decisa che gli fa dondolare il ciondolo d'oro al polso.

"Eccome qua, io sarei il nazista che stanno a cercà da tutti i pizzi. Guarda qua. Guarda quanto sò nazista...". La mano sinistra solleva la manica destra del giubbetto di cotone verde che indossa, scoprendo la pelle. L'avambraccio è un unico, grande tatuaggio di Ernesto Che Guevara.

"Hai capito? Nazista a me? Io sono nato il primo maggio, il giorno della festa dei lavoratori e al nonno di mia moglie, nel ventennio, i fascisti fecero chiudere la panetteria al Pigneto perché non aveva preso la tessera". L'uomo ha 48 anni. Delle figlie ancora piccole. Una storia difficile di galera e di imputazioni per rapina. E, naturalmente, un nome. "Quello lo saprai molto presto. Il giorno che mi presento al magistrato, perché quel giorno il mio nome non sarà più un segreto. Mi presento, parola mia. La faccio finita cò 'sta storia. Ma ci voglio andare con le gambe mie a presentarmi. Nun me vojo fà beve (arrestare ndr.) a casa. Perciò, se proprio serve un nome a casaccio, scrivi Ernesto... ".

Indica la foto sulla prima pagina dell'edizione di Repubblica del 27 maggio. Quella scattata durante il raid con il telefono cellulare da uno dei testimoni dell'aggressione. "Ecco. Io sono questo qua. Questo cerchiato con il marsupio e la maglietta rossa, che si vede di spalle. La maglietta è una Lacoste. Adesso ti racconto davvero come è andata. Ti racconto la verità prima che mi si bevono. Perché la verità, come diceva il Che, è rivoluzionaria. La politica non c'entra un cazzo. Destra e sinistra si devono rassegnare. Devono fare pace con il cervello loro. Non c'entrano un cazzo le razze. Non c'entra - com'è che se dice? - la xenofobia. C'entra il rispetto. Io sono un figlio del Pigneto. Tutti sanno chi sono e perché ho fatto quello che ho fatto. Tutti. E per questo si sono stati tutti zitti con le guardie che mi stanno cercando. Perché mi vogliono bene. Perché mi rispettano. Perché hanno capito. Io ho sbagliato. E non devo e non voglio essere un esempio per nessuno. Ma per una volta in vita mia, ho sbagliato a fin di bene. E allora è giusto che il Pigneto veda scritta la verità. Se lo merita. E quella la posso raccontare solo io".

La "verità" di "Ernesto" ha un incipit. Giovedì 22 maggio. Quarantotto ore prima del raid. "A metà mattina, a una donna di cui non faccio il nome e a cui voglio bene come a me stesso, rubano il portafoglio in via Macerata. Non faceva che piangere. Un amico mio - un immigrato, pensa un po' - mi dice che se lo voglio ritrovare devo andare nel negozio di quell'infame bugiardo dell'indiano. In via Macerata. Perché il ladro sta lì. E' un marocchino, un tunisino, mi dice l'amico mio. Venerdì, verso mezzoggiorno, ci vado. Trovo questa merda di marocchino, o da dove cazzo viene, questo Mustafà, seduto davanti al negozio con una birra in mano. Una faccia brutta, cattiva, con una cicatrice. Mi fa cenno di entrare e nel negozio mi trovo lui, l'indiano bugiardo e un vecchio, un italiano. Il marocchino mi dice: "Tu passare oggi pomeriggio e trovare portafoglio". Io dico va bene e, te lo giuro, non mi incazzo, né strillo. Dico solo: "Dei soldi non me frega niente. Ma dei documenti sì". Ripasso il pomeriggio e quello mi dice: "Scusa. Non fatto in tempo. Torna domani". Io ripasso sabato mattina e quel Mustafà là, ridendo, sempre con quella cazzo di birra in mano, mi fa segno che i documenti l'ha buttati dentro una buca delle lettere. Allora non ci ho visto più. Mi è partita la brocca. Ho cominciato a strillare, dentro e fuori del negozio. In mezzo alla strada. E ho detto: "Se vedemo alle cinque. E se non salta fuori il portafoglio sfascio tutto"".

Alle 17 di sabato, dunque, arriva "Ernesto". Ma non da solo. "Eh no. Fermati. Fermati qui. Io arrivo da solo. Perché io voglio andare a gonfiare il marocchino da solo. Io quando devo fare a cazzotti non mi porto dietro nessuno. Il problema è che quando arrivo all'angolo con via Macerata non ti trovo una quindicina di ragazzi del quartiere? Tutti incazzati e bardati. Te l'ho detto. Mi vogliono bene. Avevano saputo della tarantella ed erano due giorni che sentivano questa storia di questo portafoglio. Evidentemente volevano starci pure loro e si sono presentati. Non l'ho mica chiamati o invitati".

"Ernesto" fa un cenno al cameriere. Chiede un whiskey di malto scozzese. Un "Oban". Strizza l'occhio. "Lo vedi questo? E' cresciuto con me al Pigneto". "Che stavo a dì? Ah sì, i pischelli. Io davvero non riesco a capire come si sono inventati la storia della svastica. Ma quale svastica? Io questi pischelli non li conosco personalmente, ma mi dicono che sono tutto tranne che fascisti. E, comunque svastiche non ce n'erano. Quei pischelli, per quanto ne so, si fanno il culo dalla mattina alla sera. E hanno solo un problema. Si sono rotti il cazzo di vedere la madre, la sorella o la nonna piangere la sera, perché qualche vigliacco gli ha sputato o gli ha fischiato dietro il culo. Te lo ripeto, io non l'ho chiamati. Io ce li ho trovati. E poi, scusa tanto sa, ma hai mai visto tu un raid nazista senza una scritta su un muro? Qualcuno si è chiesto perché, se era un raid, nessuno ha toccato per esempio i sette senegalesi che vendevano i cd taroccati in via Macerata? Lo vuoi sapere perché? Perché i senegalesi non avevano fatto niente. Perché sono amici. Perché portano rispetto e quando stava per cominciare il casino al negozio dell'indiano, gli ho detto di mettersi da una parte".

Forse "Ernesto" vuole solo coprire quei ragazzi. Forse la sua storia comincia a pattinare. "Aspetta. Io ti ripeto che i nomi di quei pischelli non li conosco e, comunque, se anche li conoscessi non li farei mai. Ma la dimostrazione che dico la verità sai qual è? E' che loro erano tutti coperti. Con i caschi, con i cappucci. E io invece ero l'unico a volto scoperto. Perché, come t'ho detto, io se devo andare a fare a cazzotti ci vado a mani nude, da solo e a viso scoperto. Te ne dico un'altra. La dimostrazione che sto dicendo la verità è che quando l'indiano di via Macerata mi vede e se la dà, dopo che gli ho sfasciato le vetrine, i pischelli si mettono a correre verso via Ascoli Piceno. Per me è finita lì. E non capisco quelli che vogliono fare. Allora li raggiungo a piedi e quando all'angolo tra via del Pigneto e via Ascoli Piceno vedo che stanno a fà un macello con i bengalesi, che si sono messi a sfasciare le macchine della gente del quartiere, cominciò a gridare. Grido: "A pezzi de merda che state a fa'? Annatevene da lì, a rincojoniti!". Per questo, come ho letto sui giornali, dicono che hanno sentito "il Capo" dare ordini in italiano. Ma quali ordini? Io li stavo a mannà a fanculo perché mi era presa paura. Avevo capito che casino stava montando".

Cosa aveva capito "Ernesto"? L'uomo butta giù il fondo di "Oban" rimasto nel bicchiere. Accende una Marlboro rossa. "Avevo capito che, senza volerlo, avevo slegato la bestia. Avevo capito che il veleno mio era il veleno di tutti. Sai perché penso che i pischelli sono andati dai bengalesi in via Ascoli Piceno? Perché quell'alimentari là, quello dove è andato a chiedere scusa Alemanno, due anni fa l'avevano chiuso per spaccio. Perché sotto il sacco dei ceci che dice di vendere, il bengalese ci teneva la droga. So che è andato assolto perché ha detto che la roba la nascondeva un marocchino. Sta di fatto che lì davanti è sempre un circo. Stanno sempre aperti. Anche alle cinque de mattina. Mi spieghi che cazzo si vendono?".

"Ernesto" chiede un altro whiskey. "La storia potrebbe finire qua. Ma non finisce qua". L'uomo, ora, ha voglia di raccontare chi è e come è cresciuto. "Perché tutto si deve sapere. Tutto. Perché poi, quando ti si bevono, i giornali scrivono un mucchio di cazzate". E' il quarto di cinque figli, "Ernesto". Suo padre è un carabiniere. Lo perde a 8 anni e finisce in collegio, perché a casa, al Pigneto, non si riesce a mettere insieme il pranzo con la cena. Quando esce dall'istituto, comincia a rubare. "Per fame. Ho sempre rubato solo per fame. E mai al Pigneto". A 24 anni perde anche la madre. Comincia a entrare e uscire di galera. Regina Coeli, Sollicciano, "dove a Pacciani, j'ho fatto 'na faccia tanto. Sto schifoso... ". "Sempre accusato di reati contro lo Stato... ". Contro lo Stato? "Sì, rapine in banca. Perché, le banche non sono dello Stato?". Ride, per la prima volta. Poi si fa di nuovo cupo.

"Il Pigneto era bellissimo. Da ragazzino giocavo a ruzzichella dove adesso ci stà quello schifo di isola pedonale. Dove adesso vomitano e pisciano fino alle cinque de mattina, ci stava il cocomeraro e quello che vendeva le cozze col limone. Posso sopportare che mentre vado al mercato a comprare il pesce per mia figlia che è una ragazzina, lei deve vedere uno che se tira fuori l'uccello e sui banchi del mercato ci piscia? Eh? Lo posso sopportare?". Il colore della pelle, dice, non c'entra. "Io ho litigato con tutti quelli che non portano rispetto alla gente del Pigneto. Bianchi e neri. Io ho fatto casino qualche settimana fa al pub di via Fanfulla, perché quattro stronzetti italiani non mi facevano rientrare a casa con le bambine e quando ho chiesto di spostare una macchina in doppia fila, mi hanno imbruttito dicendo: "Perché, se no che succede?". "Succede che te gonfio", ho detto. E si sono spostati. Ho litigato con degli algerini sotto casa, che mi stavano fregando il motorino. Ne ho appicciati al muro un paio e da allora sai come mi chiamano? "Grande mujaheddin. Grande talibano". Beh, l'altra sera m'hanno riportato le chiavi della macchina che mi ero dimenticato sul cofano. Hai capito, sì? Io non ce l'ho con nessuno. Io voglio bene ai neri e ai bianchi che rispettano gli altri. Che rispettano il Pigneto, che insieme alla mia famiglia è l'unica cosa che ho. Io sono cresciuto al bar Necci, hai presente? Sai, no? Quello del film di Pasolini "Accattone". Vai a chiedere di me lì. Vedi che ti dicono. Vai a chiede di me allo stagnaro di via Ascoli, o al bar di fronte. Vedi che dicono. Io ci sono poche persone che non rispetto. I bugiardi, i laidi, gli ipocriti, le pecore. E ti racconto ancora una cosa che mi devi promettere di scrivere".

"Ernesto" tira fuori l'ultima sigaretta del pacchetto di Marlboro, che poi accartoccia come carta velina. "Pifano. Daniele Pifano, hai presente? Collettivo di via dei Volsci. Autonomia, anni '70 e compagnia cantante. Beh, stai a sentire. Viene a vivere al Pigneto e due anni fa becca un fascistello che gli rompe il cazzo. Ti dico: questo qua lo umilia e gli distrugge la bici davanti a tutti. Io mi metto in mezzo e da allora, quando vedono Pifano, si scansano. E lui che fa? Sabato, dieci minuti dopo il casino, si mette con i centri sociali nell'isola pedonale a strillare che sono arrivati i nazisti al Pigneto. Ma come si fa? Ma che uomo sei? Ma che dignità c'hai a giocare sulla pelle del Pigneto e del sottoscritto? L'altro giorno ho provato a chiamare anche Luxuria, quella di Rifondazione. Gli ho detto: "Dovemo parlà". E lui: "Sì ma al telefono perché sono a Cosenza per una riunione". Allora io dico. Tu starai pure a Cosenza, ma al Pigneto, che è dove vivi pure tu, chi ci pensa?".

Chi ci pensa? "Ernesto" ride. "A pagare i wiskey ci pensi tu, perché io stò in bianco e devo pure pensare a trovare un avvocato bravo. Poi, quando sarà finita tutta questa storia, offrirò io. Ora vado. Mi raccomando. La verità. Io non sono un esempio per nessuno. Ma stavolta, davanti alle mie figlie, voglio che sia diverso. Non come le altre volte che m'hanno visto andare in Centrale o carcerato. Stavolta l'ho fatto per loro. E per il Pigneto. In fondo, non ho ammazzato nessuno. E tutto 'sto casino, non l'ho armato io"

CARLO BONINI fonte www.repubblica.it

FRITTATA !!!


Fatela finita!!!


E ORA CHE IL NAZISTA NEOFASCISTA XENOFOBO CHE CON LE SVASTICHE IN MANO (COSI' HA DETTO VELTRONI) CHE AVEVA COMPIUTO IL RAID AL PIGNETO IN STILE SQUADRACCE... SI E' ORGOGLIOSAMENTE E STIZZOSAMENTE DICHIARATO DI SINISTRA CON TANTO DI TATUAGGIO DI GUEVARA SUL BRACCIO,
( E NON E' NEANCHE UN ...PISCHELLETTO!!! 48 ANNI) COSA SCRIVERANNO INDIGNATI I GIORNALI PER UNA SETTIMANA?

FORSE SAREBBE IL CASO DI DARSI UNA CALMATA E ANDARE A GUARDARE I PROBLEMI VERI DEL PAESE!
QUESTO CLIMA ALIMENTA INTOLLERANZA, FATELA FINITA, RIPETO NON SI STRUMENTALIZZI, PREVENIRE E' MEGLIO CHE CURARE!!!

Maurizio Brugiatelli