Anzio, città da radici profonde.

Anzio, città dalle radici profonde.
Nell'antichità Antium venne assorbita nello stato romano.
La città ospitò Cicerone quando, tornato dall'esilio, vi riorganizzò i resti delle sue biblioteche, desiderando metterli in un posto sicuro. I romani più eminenti vi costruirono bellissime ville in riva al mare. Gli imperatori della dinastia Giulio-Claudia la visitavano frequentemente e Mecenate vi possedeva una villa.
Ad Antium nacquero gli imperatori Caligola e Nerone.
Quest'ultimo fondò una colonia di veterani in città e costruì un nuovo porto, le cui rovine sono tuttora esistenti.
Nei primi del novecento, Anzio acquistò le connotazioni
di un elegante centro balneare, meta di soggiorno di alcune note famiglie dell'aristocrazia e dell'alta borghesia romane.

giovedì 4 dicembre 2008

NON C’E’ MAGGIOR SORDO DI CHI NON VUOL SENTIRE

I casti divi e l’Olocausto
di Filippo Giannini


Questo articolo è indirizzato alla folta schiera di italiani truffati da questo regime di incapaci, di corrotti i quali per sopravvivere hanno la necessità di stravolgere la storia dell’unico Governo, dall’Unita’ ad oggi, che abbia governato in modo efficiente, senza ruberie e realmente rivoluzionario tutto teso a portare il vero socialismo, quello che non aveva bisogno di Karl Marx.
Fra le menzogne più care da addossare a Benito Mussolini, c’e’ quella di essere stato complice dello sterminio di 6 milioni di ebrei, sempre che questo avvenimento corrisponda alla verità storica. Ebbene su questo argomento ho raccolto una tale massa di documenti da tacitare i vari casti divi e, di conseguenza il piccolo Badoglio, oggi circonciso e sindaco di Roma e chiunque altro che ne dubitasse l’asserto. Non Roosevelt (che inviò la sua fleet per cannoneggiare un piroscafo carico di ebrei fuggiti nel 1939 da Amburgo), non Churchill che ordinò di silurare a Salinas un’altro carico di ebrei qualora non avesse invertito la rotta, non Stalin che, secondo quanto ha scritto lo storico russo Arkaly Vaksberg, “Stalin against Jews”, un libro particolarmente importante nel quale l’Autore sostiene “dopo accurate ricerche in archivi riservati, che il numero degli ebrei eliminati da Stalin è stato presumibilmente 5 milioni”, solo Mussolini… Sì, solo lui…. Ai lettori non sembra, perlomeno sospetto, che si citino costantemente quegli ebrei che sarebbero stati sterminati da Hitler e mai quelli eliminati per ordine di Stalin? Perché? D’altra parte anche le cifre si equivalgono.
E allora, citando due sentenze, l’una di Pacifici della Comunità ebraica che ha dichiarato: , giudizio particolarmente pesante e infamante, e l’altra di Giorgio Pisanò (“Noi fascisti e gli ebrei”, pag. 19) che ha scritto: .
Sono due giudizi contrapposti espressi da due personaggi chiaramente schierati, quello di Pacifici sorretto da tutta una Comunità; quello di Pisanò al quale non possiamo non riconoscere la capacità di indagine e la capacità di presentare la storia corroborata da ricca documentazione.
Chi dei due ha ragione?
Per questa indagine cercheremo di seguire una certa logica per rientrare in uno spazio ragionevole. In caso contrario saremo costretti a scrivere un altro libro, data l’ampiezza dell’argomento. Anche in questo caso, ripetiamo, come è nostro costume ci avvarremo di scritti di autori non certamente fascisti.
Già il 13 ottobre 1937 Bernard Show nel corso di una intervista al Manchester Guardian profetizzò: . Infatti le nuove idee che partivano dall’Italia fascista si stavano espandendo in tutto il mondo; nascevano ovunque movimenti o partiti di ispirazione fascista, dalla Francia agli Stati Uniti, dalla Gran Bretagna (con oltre 100 mila iscritti) all’Australia, dall’Argentina alla Norvegia e così di seguito. Sembrava che, una volta ancora, l’Italia fosse ispiratrice di un nuovo messaggio universale di sapore rinascimentale: il Rinascimento del lavoro. Queste nuove idee, portavano in sé un difetto: mettevano in pericolo il sistema capitalistico allora vigente e padrone. Quindi l’Italia fascista doveva scomparire.
Secondo Rutilio Sermonti (“L’Italia nel XX secolo”), . Era necessario, pertanto, portare l’Italia a fianco della Germania e, quindi, eliminare in un colpo i due “pericoli”.
Conclude Sermonti: .
Esaminiamo ora le opinioni di alcuni personaggi che vissero quell’epoca e che non è possibile definirli fascisti.E’ noto (per chi conosce l’a,b,c della storia) che i due provvedimenti a favore degli ebrei enunciati nel 1930 e perfezionati nel 1931 risultarono tanto graditi alla comunità ebraica italiana che i rabbini innalzarono preghiere di ringraziamento nelle sinagoghe. E se il 95% degli italiani erano per Mussolni, questa percentuale raggiungeva quasi il totale nella comunità ebraica; senza contare i numerosi ministri ebrei chiamati a collaborare con lui al governo.
E’ altrettanto noto l’attacco lanciato dal Duce contro alcune teorie nazionalsocialiste, nel corso della visita alla città di Bari. Nel pomeriggio del 6 settembre 1934, dal balcone del palazzo del Governo Mussolini, dopo aver esaltato la civiltà mediterranea, disse: .
Pertanto sino ad allora non esisteva alcuna pregiudiziale anti ebraica nell’animo di Mussolini. E allora, come si giunse alle (certamente) odiose leggi razziali? Nella guerra d’Etiopia (di cui ci sarebbe da parlare ampiamente) la Società delle Nazioni guidata, incredibilmente, dalla più imperialista delle Nazioni, impose le sanzioni all’Italia. La Germania non si associa e continua ad intrattenere ottimi rapporti con l’Italia. 1936. Scoppia la guerra civile spagnola; ancora una volta i Paesi capitalisti si schierano, con l’Unione Sovietica contro l’Italia che collabora con Francisco Franco. Di nuovo la Germania è accanto all’Italia. E questo nonostante che Stalin avesse sarcasticamente annunciato che una volta conquistata l’Europa sino alla penisola iberica, avrebbe tolto le croci nei cimiteri e persino nelle bare.


In questa fase storica risulta chiaro che si stavano definendo due schieramenti: uno di carattere democratico-capitalistico, guidato principalmente da Gran Bretagna, da Francia e anche se da lontano e in forma marpiona dagli Stati Uniti di Roosevelt; l’altro da Germania e Italia. Tuttavia Mussolini non gradiva questa amicizia con il Führer di cui diffidava fortemente la politica e, di conseguenza cercava di svincolarsi; con questo intento il 22 giugno 1936 rilasciò una (molto poco ricordata) intervista all’ex ministro francese Malvy, nella quale ribadiva la propria disponibilità a collaborare con la Francia e con l’Inghilterra: . Questa preziosissima testimonianza viene riportata da E. Bonnifour nella Histoire politique de la troisième republique.Altri attestati della volontà dei Paesi liberalcapitalisti di affiancare l’Italia alla Germania per poi annientarli insieme, ci vengono forniti da Winston Churchill e dallo storico inglese George Trevelyan. Il primo (La Seconda Guerra Mondiale”, Vol. 2°, pag. 209): . Quasi con le stesse parole George Trevelyan nella sua “Storia d’Inghilterra”, a pag. 834, ha scritto: .La storia stava così trascinando l’Italia alla (R. De Felice, Storia degli ebrei sotto il fascismo, pag. 137). Mussolini era conscio che l’antisemitismo occupava uno spazio preminente nell’ideologia nazionalsocialista, di conseguenza se voleva eliminare le ultime diffidenze tedesche, anche nel ricordo del “tradimento italiano del 1915” e giungere ad una reale alleanza militare, doveva adeguarsi alle circostanze. Riteniamo che fosse questa e non altre la ragione della scelta del Duce. E questo viene confermato dal più attento studioso del fascismo che osserva: . Oppure come ha scritto Meir Michaelis: .
Anche se quanto sin qui scritto è solo una parte del percorso che portò l’Italia di Mussolini all’emanazioni delle leggi razziali, il Duce per renderle il meno dolorose possibili, fra l’altro impose di “discriminare non perseguire, oltre a lasciar aperte numerose scappatoie per cui si giunse a situazioni paradossali, come il caso denunciato dal giornalista Daniele Vicini su “L’Indipendente” del 20 luglio 1993: . Vicini dopo aver elencato decine e decine di nomi di ebrei (e non solo ebrei, ma anche di comunisti) che fuggivano in Italia, cita anche un nome che dovrebbe essere ben conosciuto ai telespettatori italiani, perché spessissimo presente nelle trasmissioni televisive: quello di Edward Luttwak. Una domanda si presenta spontanea: “Erano tutti pazzi a rifugiarsi in un Paese dove vigevano le leggi razziali, oppure i fuggitivi ben sapevano che quelle leggi erano poco meno che una farsa”? Alla fine dell’articolo il giornalista Vicini esclama:.I lettori che volessero approfondire l’argomento, ma l’invito va esteso anche all’”imprevedibile” ex fascista Gianni Alemanno, possono leggere il nostro libro “Uno scudo protettore”. “Scudo protettore” è una espressione dello storico ebreo Léon Poliakov per indicare la protezione posta in essere da Benito Mussolini a favore degli ebrei. Ebrei non solo italiani, ma: (Léon Poliakov, “Il nazismo e lo sterminio degli ebrei”, pagg. 219-220). Questo scudo si ergeva, quindi, non solo in Italia, ma in Croazia, in Grecia, in Egeo, in Tunisia, in poche parole ovunque penetrassero le truppe fasciste. Il libro contiene un centinaio di documenti di come venne messo in atto lo scudo, nonché studi di storici che attestano la validità dei documenti. Nomi come Rosa Paini (ebrea) (“Il Sentiero della Speranza”, pag. 22): . Come Mordechai Poldiel (israelita): . Israel Kalk (ebreo) “Gli ebrei in Italia durante il Fascismo”: <(…). Siamo stati trattati con la massima umanità> e, ricordando gli altri internati: .O anche Salim Diamand (Internment in Italy – 1940-1945), ebreo. .Oppure l’opinione dell’autorevole docente dell’Università ebraica di Gerusalemme, George L. Mosse (ebreo), nel suo libro “Il razzismo in Europa”, a pag. 245 ha scritto: .Si giunse, così, al 25 luglio 1943, e seguì il crucked deal (lo sporco affare, termine usato da Eisinhower per indicare l’armistizio dell’8 settembre), ma anche in quei poco più di 40 giorni del governo Badoglio le leggi antiebraiche non furono annullate. Seguì la fuga del re, di Badoglio e dello Stato Maggiore lasciando gli italiani, l’esercito ed è ovvio, anche gli ebrei in balia dell’ira tedesca. Fu una fortuna per l’Italia tutta che Mussolini subentrò formando un nuovo Governo e pararsi di nuovo come scudo tra la rabbia dell’alleato tradito e gli italiani tutti. Ma la presenza tedesca era pressante specialmente agli inizi quando, cioé Mussolini stava organizzando la nuova struttura del suo Governo. Fu in quei giorni, ed esattamente il 16 ottobre 1943 che i tedeschi effettuarono un rastrellamento nel ghetto di Roma catturando più di mille ebrei che, ripetiamo, sino ad allora erano stai protetti dallo scudo. Ebbene, finalmente i tedeschi ebbero la possibilità di mettere in atto quanto sino ad allora era stato proibito. Ma non tutto andò secondo le previsioni. Qualche lettore potrebbe pensare che sul posto ci fossero dei partigiani per difendere quegli infelici; ma quando mai! I tedeschi si trovarono di fronte un uomo in camicia nera, Ferdinando Natoni (che la storiografia dimentica di citare). Ecco la testimonianza della figlia Anna; il padre, mentre la retata era in corso, si precipitò in strada e, avvalendosi della qualifica di “fascista”, pretese dalle SS la restituzione degli ebrei catturati nel suo edificio. Cosa che avvenne. La Signora Anna ci ha detto che il padre morì a 96 anni e ci ha pregato di ricordare che “non rinnegò mai la sua fede”. Questa testimonianza potrebbe essere uno schiaffo ai tanti casti divi, Alemanno, Fini fra questi.Altri nomi meritano di essere citati accanto a quello di Natoni: Perlasca (fascista), salvò la vita ad alcuni migliaia di ebrei in Ungheria; Zamboni (fascista) riuscì a far fuggire da Salonicco centinaia di ebrei; Palatucci (fascista) ne salvò alcune migliaia a Fiume; Calisse (fascista) operò in Francia e fece fuggire diverse decine di ebrei. Non dimentichiamo il fascistissimo Farinacci che nascose una famiglia di ebrei nella sua tipografia; e il futuro segretario del Msi, Almirante che ne nascose alcuni nel Ministero dove lavorava. Potremmo citare altri casi e nomi, ma non possiamo abusare oltre. Mentre si svolgevano questi fatti, gli antifascisti e i partigiani che facevano? Essi tramavano. E Ben Gurion, il fondatore dello Stato di Israele? Questo meriterebbe un articolo a parte: egli aveva bisogno della morte dei suoi correligionari per poi pretendere in cambio la Palestina, fregandosene altamente se in quella terra vivevano da secoli altri esseri umani.
Renzo De Felice osserva (op. cit. pag. 447): .Su questo argomento si trova una nuova interessante testimonianza di Primo Levi le cui memorie vengono in parte riportate su L’Espresso del 27 settembre 2007. Levi ricorda che fu arrestato il 13 settembre 1943 e trasferito ad Aosta nella caserma della Milizia Fascista. Levi e altri suoi correligionari furono affidati al Centurione Ferro, il quale, saputo che . Primo Levi e gli altri furono sospettati di essere partigiani; ecco cosa scrive Levi: .Dobbimo terminare non certo per mancanza di argomenti, ma per motivi di spazio. Però prima di chiudere desideriamo ricordare un altro fatto mai citato, ovviamente, dai vari casti divi e cioè quella legge del 1938 che concedeva parità di diritti e doveri ai libici. In pratica i libici divenivano cittadini italiani a tutti gli effetti. Erano chiamati “Gli italiani della Quarta Sponda”. Fu un caso unico nella storia del colonialismo mondiale, ma fu anche questo uno dei motivi per cui i Paesi imperialisti ci costrinsero alla guerra: questi vedevano le colonie come esclusivo luogo di sfruttamento, al contrario di come il Governo italiano stava impostando la sua politica coloniale.
Questo era il razzismo fascista, o signori!
Quindi, e concludiamo, non ci rivolgiamo ai casti divi Alemanno, Fini e compagni, non vale la pena citarli, ma al rabbino Pacifici: se quanto scritto è vero, perché invece di portare tanti poveri, ignari giovani in giro per l’Europa allo scopo di alimentare odio, non sarebbe invece più onesto portarli a pregare su quella tomba a Predappio?


Un atto di Giustizia… anche se tardivo!

EMERGENZA NOMADI VENERDI' 5 DICEMBRE ORE 21.00 DIBATTITO IN DIRETTA TELEVISIVA CON IL SEGRETARIO

03 dicembre alle ore 20.34

VENERDI' 5 DICEMBRE ORE 21.00

DIBATTITO IN DIRETTA TELEVISIVA



CON IL SEGRETARIO PROVINCIALE DE LA DESTRA



ROBERTO BUONASORTE

FABRIZIO SANTORI ( CONS. COM. ROMA PDL )

ALESSANDRO ONORATO ( CONS COM. ROMA PD )

RAPPRESENTANTE CAMPO NOMADI DI ACILIA



SUL SATELLITE SKY CANALE 860



TERRESTRE ROMAUNO PUOI VEDERLA : CITTA' DI ROMA CH 31

MONTE LUNGO CH 65 - VALLEMAIO CH 62 - ISOLA LIRI CH 31


http://www.buonasorte.it/ladestra/newso.php?news=155

____________________________________________
Ardea, Buonasorte sui rifiuti:

Si dimettano tutti i sindaci del Pdl"





“Apprendiamo della “coraggiosa” iniziativa del sindaco di Ardea Eufemi che si sarebbe incatenato davanti ad una banca per protestare contro il decreto ingiuntivo di 11 milioni di euro a fronte di un debito nei confronti della società Spe che gestiva il servizio di smaltimento dei rifiuti ad Ardea.
Non è il primo comune gestito dal centrodestra che si trova a dover fronteggiare buchi di bilancio a fronte della mala gestione dei servizi di smaltimento dei rifiuti.
Eufemi dovrebbe dimettersi, così come dovrebbe farlo il suo amico di partito e sindaco di Mentana Guido Tabanella per come ha gestito il caso analogo con la soc. GESEPU.
Peccato che la grande informazione punti i riflettori solo sul caso della città di Napoli, sarebbe molto bello se si iniziasse a parlare dei comuni guidati da Forza Italia ed AN , la Provincia di Roma sarebbe piena di esempi eclatanti, a partire dal Consorzio Gaia ”.
Lo dichiara in una nota Roberto Buonasorte, segretario provinciale de La Destra , il movimento che fa capo a Francesco Storace ________________


mercoledì 3 dicembre 2008

IL 6 DICEMBRE RIUNIONE DEL COMITATO CENTRALE DE LA DESTRA

Sabato 6 dicembre si terrà la prima riunione del Comitato centrale de La Destra dopo il Congresso di novembre.
La riunione è stata anticipata alle ore 11,00 e si svolgerà all’Hotel Selene di Pomezia.
All’ordine del giorno ci saranno la relazione politica del segretario sulle elezioni regionali in Abruzzo, la mobilitazione per le elezioni Europee, la manifestazione del 24 gennaio a Roma e l’assetto organizzativo del partito.


MAPPA posizione_mappa_hotel-selene1
RECAPITI UTILI recapiti-uitli-pomezia1

Vivo nelle campagne di Aprilia da 25 anni, qui sono cresciuto giocando con la palla nei campi sbucciandomi le ginocchia e mangiando terra, comunque crescendo in salute…

…Da piccolo guardavo il cielo azzurro, e le nuvole prendevano forma dai miei pensieri mentre mia madre che chiamava per il pranzo con la consapevolezza che fossi al sicuro!!!

Ora vedo una realtà più difficile ed un futuro incerto. Non avrei mai immaginato che un giorno, in questo paradiso di tranquillità sorgesse prima una pista per il collaudo di pneumatici Giapponese, poi una centrale Turbogas filo-Francese. Non so quanto possano incidere sulla salute, fatto rimane che mio figlio merita un prato dove giocare, senza rumori ne pericoli che non siano naturali e la sicurezza che quel filo d’erba fra i denti recuperato da una caduta non sia tossico! Non vorrei vedere mio figlio crescere ed andare a scuola con il grembiule e una mascherina antipolvere! Non vorrei vedere mio figlio nascere con una malformazione perchè Papà e Mamma vivono in una zona sbagliata! Aprilia non nacque per questo! Fu fondata per essere una città satellite della Capitale e non un capitale per speculatori. Aprilia è un regalo all’agropontino e le sue terre producono cibo sano per gente sana! Aprilia e i suoi cittadini meritano rispetto!!!

Nicotra Pierpaolo

Responsabile propaganda e comunicazione litorale sud


CHE STRANA QUESTA SINISTRA….

Sé qualche hanno fa avessi detto ad un COMPAGNO che il loro leader avrebbe difeso un miliardario perché lo stato gli chiedeva di pagare l’Iva come qualunque altro cittadino mi avrebbe dato del matto !!

Adesso il capo dei democratici e il paladino della giustizia e difensore degli oppressi (Veltroni e DiPietro ) si sono scandalizzati e promettono battaglia perché il governo ha osato chiedere a SKY del megamiliardario Murdoch di pagare sugli abbonamenti l’iva al 20% e non più ridotta al 10% , la stessa aliquota pagata da tutte le televisioni e anche dalle piccole radio locali che certamente non hanno 5 milioni di abbonati e tutti quei soldi a disposizione. Facendo pagare l’Iva totale a Sky si dovrebbero recuperare 250 milioni di euro all’anno e al massimo si rischia di penalizzare il cittadino benestante di 5 euro al mese. La difesa di Veltroni che, si erge a difensore dei poveri tifosi di calcio , non vuole difendere la crescita di prezzo di un bene essenziale ma è solo preoccupato che Sky perda qualche abbonato e che quindi ci sia la possibilità che la sua televisione Youdem, che combinazione è sulla piattaforma Sky, possa guadagnare di meno. Dispiace che quell’ingenuo di Di Pietro si faccia coinvolgere dagli interessi privati di Veltroni , ecco dove stà il conflitto di interessi !!!

Ballauri Alessandro
Il Segretario della Federazione della Val Ceronda , Val di Lanzo e Ciriè

comunicato stampa :

NOMADI : BUONASORTE (LA DESTRA)

DA ALEMANNO

BRUTTO REGALO DI NATALE ALLA PROVINCIA

02 dicembre alle ore 10.38

" Anche oggi il sindaco di Roma Gianni Alemanno torna a parlare dello spostamento dei campi nomadi fuori dal Raccordo anulare dando così un segnale – dice il sindaco - di legalità e solidarietà, come se bastasse il loro spostamento per garantire ciò … Alemanno ci comunica anche la data, entro dicembre infatti partirà il grande piano di spostamento concordato con il nuovo prefetto, ovviamente le nuove zone sono ancora top secret.

Come intende Alemanno concertare con i comuni della provincia di Roma tale spostamento ?

Dobbiamo aspettarci da Alemanno un brutto regalo di natale noi cittadini della
Provincia di Roma ? "

Lo dichiara il una nota Roberto Buonasorte, segretario provinciale de La Destra, il movimento che fa capo al sen. Francesco Storace .

lunedì 1 dicembre 2008

Proposta di legge acque sociali.

giovedì 27 novembre 2008 alle ore 19.11
Presentato il primo stralcio della Proposta di legge a livello regionale portata avanti dal Coordinamento nazionale Progetto h2o, per la modifica della legge attuale in materia di gestione idrica degli acquedotti , per una gestione più equa delle risorse idriche nazionali ,affinchè l’acqua diventi finalmente un bene pubblico e sociale e non una merce su cui speculare. La proposta di legge dovrà esere accompagnata da una raccolta firme , a tal riguardo stanno nascendo dei Coordinamenti a livello regionale , che possano raccogliere le firme necessarie a coordinare le azioni di protesta sul territorio.

ART. 1 FINAILITA’ DELLA LEGGE. L’articolo stabilisce la finalità della legge, con l’individuazione della necessità che il servizio idrico sia pubblico al fine di poter garantire un’equa redistribuzione della risorsa in questione; ciò sarà reso possibile con la individuazione di limiti e garanzie nell’accesso all’acqua nonchè con la socializzazione del servizio medesimo.

ART. 2 PRINCIPI GENERALI L’articolo definisce i principi posti a fondamento della legge. L’acqua viene definita bene di prima necessità ed in quanto tale da tutelare poichè necessaria alla vita dell’uomo; l’acqua non può essere definita merce, deve esulare da forme di mercificazione, l’accesso all’acqua è un diritto inviolabile ed indisponibile che rimane sottratto alla disciplina per i beni immessi nel mercato. Il principio fondamentale della legge è la razionalizzazione delle risorse ed il libero accesso alle medesime.

ART. 3 PIANIFICAZIONE IDRICA E RISERVE L’articolo stabilisce che, con cadenza biennale, il consiglio regionale vari un prospetto sullo stato del sitema idrico in base alle divisioni fra i vari Ambiti Territoriali Ottimali (ATO) così come previsti dalla Legge Galli; ogni regione dovrà dotarsi, in base alla conformità del territorio ed alle esigenze, di un bacino idrico di riserva (BIR) al fine di poter far fronte ad ogni crisi settoriale o calamità naturali: siccità prolungate, incendi, malfunzionamenti di acquedotti, ecc. L’accesso all’acqua va sempre e comunque garantito.

ART. 4 SCALA DELLE ESIGENZE IDRICHE Il diritto di accesso all’acqua viene riconosciuto sulla base di esigenze idriche prestabilite. La scala delle esigenze è così determinata: 1) Uso per alimentazione e comunque uso casalingo 2) Uso agricolo 3) Uso industirale 4) Tutti gli altri usi. Solo dopo aver soddisfatto un livello si può passare al livello inferiore, così che non vi siano anelli della catena che rimangano privi della necessaria copertura idrica. La vita dell’uomo viene prima di ogni altra esigenza.

ART. 5 GESTIONE PUBBLICA DEL SERVIZIO IDRICO Il servizio idrico è un servizio pubblico. Le società che gestiscono l’erogazione dell’acqua sono
pubbliche e le modalità di partecipazione dei privati verranno stabiliti in base ai criteri indicati dalla presente legge; la presenza dello Stato è valvola garante dell’equa allocazione della risorsa idrica, nonchè è a tutela del consumatore contro costi di mercato che hanno funzioni squisitamente speculative.

ART. 6 SERVIZIO IDRICO SOCIALIZZATO Ogni società operante nei vari Ato approva un bilancio annuale. Per i super profitti, vale a dire le entrate che elevano a potenza il guadagno, è prevista un’apposita regolamentazione; i costi sostenuti vanno comunque coperti dalle entrate, i guadagni superiori ad una determinata soglia devono, obbligatoriamente, essere reinvestiti nell’azienda di erogazione del servizio idrico stesso. Il reinvestimento deve essere volto alla manutenzione degli acquedotti, al miglioramento delle condizioni lavorative, all’aumento possibile del numero dei lavoratori, all’efficienza del servizio anche in condizioni critiche: ciò è possibile solo evitando speculazioni sugli incassi.

ART. 7 INDIVIDUAZIONE MODALITA’ DI PARTECIPAZIONE PRIVATA La partecipazione privata non è esclusa ma viene impedita una partecipazione maggioritaria nelle società. Le società di gestione del servizio idrico sono necessariamente a partecipazione pubblica, la partecipazione privata deve comunque essere giustificata dalla necessità di interventi in specifici settori in cui il capitale privato può apportare miglioramenti.

ART. 8 FINANZIAMENTI REGIONALI Il Consiglio regionale deve destinare il 10% delle proprie entrate al finanziamento delle società di gestione del servizio idrico. Le entrato sono da considerarsi in senso generico, valutate le imposte dirette da cui la regione trae proventi, tanto quanto i finanziamenti dello Stato o della CEE; nel bilancio annule, la regione deve prevedere una voce SISTEMA IDRICO il cui valore non può scendere mai al di sotto del 10% delle risorse economiche predisposte per l’anno entrante. Il valore di riserva può variare in base alle esigenze, ferme restando le riserve in questione.

ART. 9 FONDO DI GARANZIA Parte delle risorse riservate al sistema idrico vengono destinate ad un apposito fondo di garanzia regionale. Questo garantirà l’autonomia finanziaria del sistema anche in momenti più duri, permettendo la continuità nell’erogazione di risorse economiche necessarie al corretto funzionamento dell’intero apparato. Se per motivi strtturali l’erogazione finanziaria scende sotto il 10%, comunque deve essere garantito il 2% del bilancio regionale da destinarsi al fondo di garanzia.

ART. 10 SURPLUS GARANTITO AL NUCLEO FAMILIARE Ad ogni nucleo familiare è garantito un quantitativo di acqua gratuito al mese. Il quantitativo è fissato in base al numero di componenti della famiglia, considerando un’esigenza singola di circa 30 litri giornalieri d’acqua per persona; superata la soglia gratuita, sarà prevista una tariffazione a scaglioni crescenti in base al consumo.

ART. 11 FORMAZIONE DI UN ORGANO DI GARANZIA E MONITORAGGIO L’entrata in vigore della legge comportarà la creazione di un nuovo organo di monitoraggio con specifici compiti di controllo sul territorio; nello specifico i compiti verranno definiti in sede di approvazione della legge, ma comunque saranno inerenti la raccolta di informazioni sul bacino d’utenza del sistema idrico, lo stato di manutenzione degli acquedotti, il rispetto del reinvestimento dei super profitti, il divieto di speculazione finanziaria.

ART. 12 MANUTENZIONE ACQUEDOTTI La corretta erogazione dell’acqua può avvenire solo con una piena manutenzione degli acquedotti
che garantiscono l’accesso alla medesima; il controllo sullo stato degli acquedotti verrà effettuato ogni semestre e, in caso di esigenze immediate, si farà direttamente uso del fondo di garanzia.

ART. 13 DEFINIZIONE ZONE A RISCHIO Nella pianificazione annuale, il Consiglio Regionale dovrà anche tenere conto delle zone a maggiore rischio di siccità o comunque di isolamento idrico, predisponendo studi di settore per valutare gli interventi concreti al fine di soddisfare le esigenze idriche così come classificate all’art. 4.

ART. 14 ABROGAZIONE NORME IN CONTRASTO L’articolo stabilisce l’abrogazione di tutte le norme in contrasto con i disposti della presente legge.

BRAVO ALDO

ACQUA: GARANTIRE UNA QUOTA MINIMA GRATUITA

25 Novembre 2008

L’acqua è un bene primario, e su questo siamo tutti d’accordo. La maggior parte dei partiti politici, però, crede che questo bene possa essere amministrato indistintamente da un privato come dallo Stato. Ma chiunque abbia un minimo di buon senso sa bene che la strada delle privatizzazioni e della cessione delle prerogative dello Stato comporta sempre qualche differenza, dai rincari ai disservizi, tutti effetti delle regole imposte dai nuovi padroni, che non guardano più all’interesse della collettività.

Tutto questo con l’acqua non può accadere. Tutti si riempiono la bocca di belle parole, eppure rimane un silenzio assordante sulla privatizzazione delle risorse idriche, varata dal governo nella manvora finanziaria estiva. Noi, La Destra, vogliamo rompere questo silenzio.

Ho presentato una mozione che impegna la Giunta Regionale a modificare la legge 43/97 in favore della previsione di una quota d’acqua di 15 litri al giorno per persona, la quota di una doccia piuttosto breve per intenderci, che sia completamente gratuita. Una quota minima per non gravare le famiglie anche dell’elementare e fondamentale azione della pulizia quotidiana o delle faccende rudimentali della cucina. Una quota per un bene che deve rimanere pubblico ed essere veramente primario.

L’acqua sarà l’oro del prossimo millennio. Ci sono già tanti conflitti nel mondo a causa dell’acqua - dalla regione subsahariana a quella mediorientale - che in casa nostra dobbiamo tutelare questo bene: dagli sprechi che raggiungono una quota media del 33% (parlando delle sole tubature ed acquedotti) all’inquinamento delle falde e dei bacini; dall’utilizzo improprio, pubblico e privato, ai rincari che quegli stessi privati stanno cercando di legalizzare, ed in parte ci sono riusciti.

In Umbria ci batteremo in questo senso fino alla fine ed a giorni leggerete dell’iniziativa dei nostri giovani.

Tutti voi potete aiutarci scaricando questa mozione e facendola girare sui siti, i blog, le mailing lists e quant’altro.

Grazie

mozione-sullacqua

EVENTI DA NON PERDERE!!!


domenica 30 novembre 2008

NO TURBOGAS AD OGNI COSTO


PONTINIA Il fronte contrario alla costruzione delle due centrali a turbogas (Aprilia e Pontinia) si sta sgretolando di fronte all’arroganza dei «poteri forti» della Capitale. Lo ha dichiarato il Sindaco di Pontinia Eligio Tombolillo, apparso per nulla soddisfatto dopo l’incontro avuto ad Aprilia con una dozzina di altri sindaci preoccupati chi più chi meno, per l’evolversi della vicenda turbogas che ad Aprilia si è concretizzata con la cantierizzazione dell’area prescelta dalla società Sorgenia per la realizzazione dell’impianto della potenza di 750 Mw.
“Prima vengono i cittadini e poi gli affari” così rispondeva Francesco Storace a chi voleva convincerlo a dire si alla turbogas quando era governatore del Lazio.
L’evoluzione della situazione è arrivata ormai alla fase conclusiva e positiva per le società titolari dei due progetti grazie alla legge sblocca centrali del Ministro Marzano.
Ma non lo permetteremo ad qualsiasi costo!
Maurizio Brugiatelli