Anzio, città da radici profonde.

Anzio, città dalle radici profonde.
Nell'antichità Antium venne assorbita nello stato romano.
La città ospitò Cicerone quando, tornato dall'esilio, vi riorganizzò i resti delle sue biblioteche, desiderando metterli in un posto sicuro. I romani più eminenti vi costruirono bellissime ville in riva al mare. Gli imperatori della dinastia Giulio-Claudia la visitavano frequentemente e Mecenate vi possedeva una villa.
Ad Antium nacquero gli imperatori Caligola e Nerone.
Quest'ultimo fondò una colonia di veterani in città e costruì un nuovo porto, le cui rovine sono tuttora esistenti.
Nei primi del novecento, Anzio acquistò le connotazioni
di un elegante centro balneare, meta di soggiorno di alcune note famiglie dell'aristocrazia e dell'alta borghesia romane.

martedì 20 maggio 2008

NO ALLE OLIMPIADI DI SANGUE


In Cina esistono i campi di concentramento. Si chiamano “Laogai” e vi sono detenute milioni di persone, in condizioni pessime e costrette ai lavori forzati. La Laogai Research Foundation aiuta a far luce su questo aspetto poco noto del sistema repressivo cinese.

Il direttore Harry Wu ha un passato da forzato
Detenuto nei Laogai per 19 anni ne è oggi il più importante nemico.
C’è un’organizzazione non a scopo di lucro, la Laogai Research Foundation, che dal 1992 raccogliere informazioni sui Laogai cinesi. Il suo direttore, Harry Wu è il più famoso paladino nella lotta contro le violazioni dei diritti umani commesse nei Laogai, dove è stato detenuto per 19 anni semplicemente per aver criticato le politiche del Partito Comunista Cinese. Dal suo rilascio Harry Wu si è dato il compito di rendere noto quanto accade nei Laogai. Diventato cittadino americano, Harry Wu ha raccolto informazioni in Cina con viaggi sotto copertura come diplomatico o imprenditore, documentando innumerevoli campi di concentramento e altri centri detentivi e ha provato l’origine dal Laogai di alcune merci esportate all’estero.

Oggi la la Laogai Research Foundation ha ampliato il suo mandato fino ad occuparsi anche di esecuzioni pubbliche, racolta di organi dai prigionieri giustiziati, persecuzione per motivi religiosi e applicazione coatta della politica ripoduttiva in Cina (la “legge sul figlio unico”).

Un sistema di campi di concentramento voluto da Mao
Ampiamente usato sia per i dissidenti, sia per i criminali comuni, gli scopi dei Laogai sono essenzialmente due: utilizzare i prigionieri come manodopera a basso costo e “riabilitare i criminali” attraverso il duro lavoro e la rieducazione politica obbligatoria.
Il vasto sistema di lavori forzati cinese si chiama “Laogai”, che significa "riforma (rieducazione) attraverso il lavoro". Secondo le definizioni ufficiali, il Laogai è costituito da sei componenti: i Laogai veri e propri, le prigioni, i centri di detenzione amministrativa (cioè senza un processo), i centri di detenzione (dove stanno sia i condannati a sentenze di breve durata, sia i condannati a morte, che in Cina vengono giustiziati assai in fretta), i centri di detenzione lavoro forzato per minorenni, e infine il “Personale addetto al lavoro forzato”, cioè le persone che hanno scontato la loro pena ma che sono state ritenute “non del tutto riabilitate” e che quindi sono costrette a continuare i lavori forzati.

Il numero dei Laogai e dei prigionieri è un segreto di stato. Secondo il Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite sul Lavoro Forzato e la Detenzione Arbitraria, pubblicato nel 1997 dopo un viaggio in Cina, ci sono 230.000 persone in 280 campi di rieducazione attraverso il lavoro. La Laogai Research Foundation ha però individuato almeno 1000 campi in Cina e stima il numero dei detenuti fra i 4 e i 6 milioni di persone: dalla creazione del sistema dei Laogai fra i 40 e i 50 milioni di persone vi sono state imprigionate, tanto che in Cina praticamente ogni cittadino è imparentato o conosce qualcuno che è finito nei Laogai.

Il Laogai non è un semplice sistema carcerario; secondo il Ministero per la Pubblica Sicurezza, il loro scopo è trasformare i criminali in persone che "obbediscono alla legge, rispettano le pubbliche virtù, amano il proprio paese, amano il lavoro duro, e possiedono certi standard educativi e abilità produttive per la costruzione del socialismo". In questo modo infatti viene rafforzato il controllo del Partito Comunista sopprimendo qualsiasi segno di dissenso. Fra i prigionieri politici dei Loagai si trovano attivisti pro-democrazia, sindacalisti, religiosi e fedeli di varie fedi e minoranze etniche come i tibetani, gli uiguri e i mongoli.

Secondo Human Rights Watch "I problemi principali con la "rieducazione attraverso il lavoro" sono cinque: la mancanza di qualsiasi vincolo procedurale, l'uso della rieducazione per incarcerare dissitenti religiosi o politici, la mancaza dipossibilità di appello, le condizioni di vita nei campi, e il sistema Jiuye – “Personale addetto al lavoro forzato” che permette all'aturità di trattenere i prigionieri nei campi anche dopo il termine della loro condanna".

I Comitati per la Gestione della Rieducazione attraverso il Lavoro - istituiti a livello locale e diretti dal governo centrale - gestiscono i campi e stabiliscono chi ha "bisogno" di essere rieducato. Chiunque può chiedere l'intervento dei Comitati e chiedere che qualcuno venga mandato al Laogai. In genere è la polizia a determinare la durata del periodo di "rieducazione", che comunque non può superare i tre anni, anche se una volta nel campo il detenuto può essere trattenuto anche più a lungo se viene giudicato non riabilitato. Non vi è diritto d'appello, nessuna udienza, né altri diritti che possano essere vantata dalla vittima di questa procedura d'ufficio.

Una volta nel Laogai, il detenuto viene costretto a “confessare” i suoi crimini, denunciare qualsiasi opinione anti-Partito e sottoporsi al regime di rieducazione e lavoro forzato. I funzionari dei Laogai devono attenersi all’enfasi tradizionale sulla riabilitazione dei prigionieri per trasformarli in “nuove persone socialiste”, raggiungendo allo stesso tempo precisi livelli di produttività e di profitto imposti dall’alto.

Il tassello più importante del sistema di terrore cinese
Nei Laogai vengono commesse la maggior parte delle gravi violazioni dei diritti umani della Cina.
Un numero sconosciuto di persone in dissenso con il governo sono state ridotte al silenzio nei Laogai. Definiti “elementi controrivoluzionari”, questi prigionieri di coscienza vengono oggi arrestati con accuse quali “sovvertimento dell’ordine statale”, “furto di segreti di stato”, “hoolinganismo” o “protesta senza permesso”. Questo ha reso più difficile individuarli da parte delle organizzazioni internazionali che monitorano la situazione dei diritti umani, ma non ha cambiato lo schema di repressione attuato con l’imprigionamento nei Laogai.

Anche se la legge cinese vieta la tortura per estrarre confessioni, questa pratica è ampiamente diffusa nei Laogai, dove è stato documentato l’uso di bastoni in grado di somminsitrare scariche elettriche, percosse con manganelli o pugni, uso di manette e catene alle caviglie in modo da causare intenso dolore, sospensione per le braccia, privazione di cibo o sonno o isolamento per periodi prolungati.

Inoltre in Cina è in vigore un sistema legale per cui chiunque può essere detenuto fino a tre anni in un campo di rieducazione senza che sia necessario un processo. Per ottenere la detenzione amministrativa è sufficiente la direttiva di un qualsiasi funzionario della sicurezza. Con il sistema chiamato “Jiuye” poi, qualsiasi detenuto può essere trattenuto indefinitivamente ai lavori forzati se i funzionari non giudicano che sia stato “pienamente riabilitato”. In questo modo una persona può rimanere detenuto anche molto a lungo in campo di concentramento.

Tutti i prigionieri dei Laogai sono sottoposti al lavoro forzato, le cui condizioni e tipo cambiano da campo a campo. Alla Laogai Research Foundation sono noti molti resoconti di prigioneri costretti a lavorare fino a 16-18 ore al giorno per aggiungere le famigerate “quote”. Se le quote non vengono raggiunte, al prigioniero viene diminuito il cibo. Spesso i prigionieri sono costretti a lavorare in condizioni malsane o pericolose, comprese le miniere di sostanze tossiche. A volte le condizioni di lavoro sono meno pesanti e il trattamento più umano. In ogni caso i prigionieri non vengono mai pagati per il loro lavoro o per qualsiasi profitto derivato dal loro lavoro.

L’atmosfera di terrore e repressione in Cina viene anche rafforzata da campagne periodiche chiamate “Colpire duro”, durante le quali le pene già dure previste per qualsiasi reato vengono ulteriormente inasprite, i processi e le esecuzioni di massa vengono svolti in pubblico per intimidire la popolazione e propagandare il regime. Le procedure legali divengono ancora meno vincolanti e gli abusi sono la norma durante la campagne “Colpire Duro”, quando tutto diventa frenetico e chi è accusato diun crimine viene automaticamente ritenuto colpevole prima ancora del processo. E con questi metodi che il movimento pro-decmorazia è stato ridotti al silenzio attraverso il terrore sistematico.

Pena di morte e commercio di organi
Fin dagli anni '70 ai condannati a morte vengono espiantati gli organi, quasi mai senza il loro permesso. Oggi questa pratica è divenuta importante economicamente.
In base ai documenti raccolti dalla Laogai Research Foundation, la pratica di raccogliere gli organi dei prigionieri giustiziato risale alla fine degli anni ’70. Gli organi così ottenuti vengono utilizzati per i trapianti necessari ai cinesi più agiati o venduti all’estero. Nonostante venga detto che i prigionieri avrebbero dato il loro consento agli espianti, vi sono prove ceh indicano che la stragrande maggioranza dei prigionieri e delle famiglie dei prigionieri non avevano dato alcun tipo di consenso all’espianto prima dell’esecuzione.

In base alle statistiche fornite da organizzazioni come Amnesty International, la Cina da sola giustizia più persone di tutto il resto del mondo messo insieme. Va aggiunto che, poiché statistiche sono calcolate sulle esecuzione di cui è giunta voce all’estero, esse sono sicuramente di gran lunga inferiori ai dati reali. Secondo la legge penale cinese vi sono oltre 60 reati capitali, che vanno dall’omicidio al furto, dall’incendio doloso al traffico di droga. Il dato sulle esecuzioni è ritenuto un segreto di stato.

Il Laogai è parte integrante dell’economia cinese
La manodopera gratuita e coatta permette di abbassare i prezzi dei prodotti e conquistare i mercati mondiali. Ma è possibile boicottare questo sistema? Difficile ... quasi impossibile.
Per sfruttare meglio i lavoratori forzati, le autorità studiano continuamente nuovi mezzi per aumentare al produttività dei lavoratori forzati. Il lavoro forzato è visto soltanto come un mezzo ulteriore per aumentare i profitti.

I milioni di persone rinchiusi nei Laogai sono il più grande numero di persone sottoposte al lavoro forzato oggi nel mondo. L’applicazione deliberata e diffusa di questo metodo ha creato in Cina una nuova forma di economia: l’economia del lavoro forzato. Uno dei suoi teorizzatori l’ha così definità:

“Il compito fondamentale dei Laogai è la puniziione e la rieducazione dei criminali. Per definire queste funzioni conretamente, essi adempiono a questo compito nella seguente maniera: (1) punendo i criminali e tenendoli sotto stretta sorveglianza; (2) rieducando i criminali; (3) organizzando i criminali nel lavoro e nella produzione, così da migliorare il benessere della società. Le nostre unità Laogai sono sia istituzioni della dittatura, sia aziende speciali.” (Manuale per la Riforma Criminale, Partito Comunista, Ministero dells Giustizia, Ufficio Laogai, Editore Popolare dello Shaanxi, 1988)

Il Partito Comunista cinese ritiene le attività economiche che avvengono nei Laogai un segreto di stato. Anche se è stato provato che le aziende dei Laogai sono in passivo, a causa della gestione carente e della scarsa motivazione della forza lavoro coatta, le autorità cinesi cercano costantemente di integrare i Laogai nell’economia nazionale e di smerciare i prodotti dei Laogai nel mercato internazionale per guadagnare denaro corrente.

La Laogai Research Foundation e altri gruppi per i diritti umani hanno talvolta individuato alcune merci prodotte nei Laogai sui mercati internazionali. Anche se molti stati (es. Unione Europea e Stati Uniti d’America) vietano l’importazione di beni prodotti nei Laogai, le autorità cinesi camuffano l’origine di queste merci e rendono impossibile riconoscerle. A volte perfino merci non marchiate con la dicitura “Made in China” è possibile che siano state prodotte dai prigionieri forzati dei Laogai.

Facciamo un esempio: un marchio statunitense si affida a a un’azienda di import-esport cinese per trovare un’industria cinese dove far produrre i propri prodotti, questa a sua volta appalta una porizione del processo industriale a un campo Laogai, dove i prigionieri devono riempire quote loro assegnate, altrimenti vengono loro ridotte le razioni di cibo.

Con un sistema economico intersecato come quello moderno, non c’è modo di evitare questi prodotti finché il governo cinese non accetta di far chiarezza sui Laogai (cosa che ovviamente non è nel suo interesse).

Le merci prodotte nei Laogai possono essere di qualsiasi tipo. “Parti meccaniche, scarpe, fiori artificiali, giocattoli, macchinari diogni tipo, gadgets, prodotti chimici, vestiti, sapone, profumi, minerali estratti da schiavi, cotone seminato e raccolto da schiavi, thé, vino e ogni tipo di cibo, qualsiasi cosa può essere pdotta nei Laogai – dice Harry Wu.

Qualcuno proprone di boicottore tutti i prodotti cinesi, anche se è ormai diventato sempre più difficile. C’è anche una campagna internazionale per questo boicotaggio: “boycottmadeinchina”.

Harry Wu propone di scegliere almeno una serie di prodotti da boicottare, e propone i giocattoli. I giocattoli sono facili da identificare e da isolare. I consumatori che scelgono di attuare questo boicottagio però devono avvertire il proprio governo, per incoraggiarlo a fare di più per impedire lo sfruttamento dei lavoratori forzati in Cina.

La Repubblica del Paglia


E' raro trovare, in Italia, qualcuno capace di rifiutare sicuri privilegi per difendere le proprie idee senza scendere a compromessi. Questo è sicuramente il caso di Giancarlo Pagliarini, detto affettuosamente "Il Paglia". Leghista della prima ora, entra in Senato nel 1992. Diventa Ministro del Bilancio nel primo governo Berlusconi (1994) per poi continuare a lavorare in parlamento fino al 2006, quando lascia Roma per fare il consigliere comunale nella sua Milano.
Lascia la Lega nel 2007 e, a sorpresa per chi conosce le idee in cui crede, si candida alle ultime elezioni con “La Destra” di Storace. Eppure non ha cambiato idee, il Paglia. Ha portato i leader della Destra verso il federalismo e la "questione fiscale", come ci spiegherà in questa esauriente ed interessantissima intervista che ha concesso ad UT. Esibendo tutta la sua disponibilità e lontananza dal concetto della "politica della Casta".
Buona lettura. Anzi, buona lezione!


Caro Pagliarini facciamo un breve punto della situazione: Berlusconi ha vinto le elezioni, la Lega ha fatto il pieno di voti e il prossimo governo avrà tutti i numeri necessari per governare. Cosa dobbiamo aspettarci sui tre fronti a noi più cari, ovvero tasse, federalismo e sicurezza? Ci sarà una vera svolta?


Secondo me la svolta ci sarà solamente se la gente capirà che è necessario cambiare la vecchia costituzione del 1948. Sono realmente convinto che il nostro Paese uscirà dalle difficoltà che lo attanagliano, soltanto se farà un salto di qualità, adottando una nuova Costituzione federale.
Questa riforma è necessaria e urgente perché la verità è che siamo in emergenza. Nel 1992 per poter pagare gli stipendi dei suoi dipendenti e per poter trasferire all’INPS e agli altri enti previdenziali le risorse necessarie per pagare le pensioni, lo Stato ha dovuto prelevare soldi dai conti correnti dei cittadini. Dal 1992 ad oggi non è stata fatta nessuna seria riforma, salvo qualcosa sulle pensioni, e non per senso di responsabilità ma sotto la spinta dell’emergenza e col solito cinico egoismo. Nella circostanza i costi, come sempre, sono stati posti a carico dei giovani e delle generazioni future.
Adesso la situazione è, se possibile, ancora peggiore del 1992. L’indice di povertà delle famiglie italiane continua a peggiorare e siamo sempre meno competitivi.
Eppure le caratteristiche fisiche, intellettuali e culturali delle persone che risiedono nei confini della nostra Repubblica non sono significativamente diverse da quelle dei nostri concittadini europei. Il punto è che il paese è organizzato male e la cultura politica dominante è quella della “irresponsabilità istituzionalizzata”.
I danni generati dal governo Prodi sono sotto gli occhi di tutti. Cambiare Governo ed una parte significativa dei membri del Parlamento era necessario ed urgente. Tuttavia solo questo, ormai, non è più sufficiente: per salvare la Repubblica italiana dal declino è altrettanto necessaria ed urgente una profonda riorganizzazione del paese. La Costituzione del 1948 deve essere aggiornata perché sono cambiati lo scenario e le esigenze. La “Repubblica italiana” deve diventare la “Repubblica Federale italiana.”
Questo non significa “Nord contro Sud”, ma più responsabilità, più efficienza, più concretezza, modernità e competitività del sistema-paese. E più “accountability”, vale a dire più trasparenza anche contabile e cultura della “resa di conto”. Meno chiacchieroni, ideologie, “caste” di politici, burocrati e azzeccagarbugli. E soprattutto meno intermediazione dello Stato e meno liti tra gli “addetti ai lavori” della politica. Il guaio è che per troppi politici è più importante gestire il potere che servire i cittadini.
I principi più significativi che dovranno caratterizzare il nuovo contratto federale sono quelli esposti qui di seguito.

Primo. Ridurre il peso della “intermediazione” statale. Le Regioni e gli enti locali non dovranno aspettare in ginocchio di ricevere trasferimenti ed elemosine dallo Stato. Perché i soldi delle tasse non saranno dello Stato, come dichiarano gli statalisti, sia quelli di sinistra che quelli di destra quando affermano che “le tasse non sono a dimensione regionale ma nazionale”. Dovrà essere vero il contrario. Lo Stato dovrà operare anche come “fornitore di servizi ai cittadini”. I soldi delle tasse saranno del territorio che ne trasferirà una parte allo Stato per comperare i suoi servizi: esercito, presidenza della Repubblica, Parlamento eccetera. I cittadini, a differenza di oggi, saranno più rispettati e diventeranno più consapevoli. Quando pagheranno per “i servizi che ricevono dallo Stato” si chiederanno immediatamente se questi servizi ci sono e se valgono i soldi che stanno pagando. Così capiranno meglio, perché lo toccheranno con mano, se effettivamente stanno “comperando” servizi dallo Stato oppure se con quei soldi stanno invece mantenendo le “caste” dei politici, dei burocrati, di quelli che non vogliono le liberalizzazioni e dei tanti altri mantenuti dalla collettività.

Secondo. Come tutti i fornitori anche lo Stato, salvo pochissime attività, non potrà agire in regime di monopolio. Infatti senza concorrenza i suoi servizi (pensiamo per esempio all’istruzione o al sistema pensionistico) non potranno che continuare ad essere non sempre di buona qualità e insostenibilmente costosi. Con la riforma che propongo alcuni poteri, responsabilità e risorse finanziarie non saranno più, come oggi, di uno dei componenti della Repubblica (lo Stato), ma saranno di altri componenti (le Regioni e i Comuni). La somma algebrica fa zero, si resterà sempre all’interno della Repubblica e la sua unità non verrà toccata. Questo lo dico perchè quelli che “non vogliono cambiare niente” si nascondono dietro la foglia di fico dell’articolo 5, quello della “Repubblica una e indivisibile”. Bene, l’articolo 5 viene rispettato, ma l’organizzazione della Repubblica viene modificata e resa più responsabile e più efficiente, attenuando l’irresponsabile monopolio dello Stato.
Alla “casta” dei detentori del potere questa proposta non va bene. Perché da sempre essi utilizzano lo Stato per gestire il loro potere. Questa proposta modifica la mappa del potere: lo toglie alle “caste” dei politici e dei burocrati e lo trasferisce più vicino ai cittadini.

ANCORA VIOLENZA....



- (Adnkronos) - 20\05\2008

La Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Firenze ha sottoposto a indagine 23 ragazzi, tra cui alcuni maggiorenni, che per un anno, tra il 2003 e il 2004, avrebbero abusato sessualmente di una ragazzina non ancora 14enne; violenze che sarebbero proseguite anche dopo il compimento dei 14 anni da parte della vittima. Lo scrive oggi l'edizione fiorentina de 'La Repubblica'. In origine la Procura aveva sospettato di violenza sessuale sulla ragazzina ben 80 giovanissimi. La violenza da parte del branco sarebbe stata compiuta in una localita' della provincia di Lucca.

mercoledì 14 maggio 2008

Niscemi, 14enne uccisa: arrestati tre minorenni

Caltanissetta | 14 maggio 2008

I carabinieri hanno arrestato tre minorenni per l'omicidio di Lorena Cultraro, di 14 anni, trovata morta ieri a Niscemi. Il provvedimento di fermo è stato disposto dai magistrati della procura dei minorenni di Catania e riguarda tre ragazzi del paese di 15, 16 e 17 anni.

I tre ragazzi sono stati interrogati per tutta la sera dai carabinieri e dai magistrati della procura del tribunale dei minorenni. Gli inquirenti hanno trovato diversi indizi che proverebbero la colpevolezza dei tre minorenni. I carabinieri del Ris, che hanno eseguito rilievi nel asolare in cui Lorena è stata uccisa, hanno individuato diverse impronte dei tre indagati.

E' stato un omicidio premeditato, organizzato in fretta e furia dai tre minorenni arrestati stamani perché volevano far tacere la quattordicenne. Volevano evitare che
dicesse in giro che uno di loro l'aveva messa incinta. E' quanto emerge dalla loro ricostruzione. I ragazzi avrebbero ammesso il coinvolgimento nel delitto. Il movente sarebbe legato al fatto che Lorena, come anticipato oggi dal Corriere della Sera, aspettava un bimbo e indicava in uno dei tre ragazzi arrestati il padre. Sarebbe stata questa la motivazione che ha fatto scattare il piano omicida messo a punto nel pomeriggio del 30 aprile scorso, quando la ragazza è scomparsa e i genitori ne hanno denunciato l'allontanamento da casa.
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Napoli | 14 maggio 2008
A Napoli nuovi assalti contro i campi rom

Un centinaio di nomadi che erano ancora rifugiati nel campo di via Malibran, nel quartiere Ponticelli, alla periferia di Napoli, sono stati trasferiti poco fa ed accompagnati in una destinazione per il momento sconosciuta, sotto scorta delle forze dell'ordine.

I rom si erano concentrati in via Malibran nel corso della giornata, dopo che altri due campi di accoglienza erano stati incendiati da abitanti della zona, i quali avevano preso d'assalto e dato alle fiamme anche l'edificio di una vecchia struttura sanitaria, da anni abbandonata ed utilizzata dai nomadi.

I rom si sono allontanati da Ponticelli con un corteo costituito da numerosi mezzi di trasporto, principalmente vecchi furgoni. Il corteo era aperto e chiuso da mezzi delle forze dell'ordine. Dopo l'allontanamento dei nomadi, a Ponticelli è tornata la calma e si sono sciolti gli assembramenti di abitanti del quartiere.
Vedi anche Ronchi: cerchiamo di introdurre il reato di immigrazione clandestina~ Berlusconi: riforme subito, sicurezza e crescita. Il Pd: toni nuovi, valuteremo i fatti~ Molotov contro campo rom a Napoli. Cresce l'intolleranza verso i nomadi

Ciclone in Birmania, i morti sono oltre 34mila


Quasi 28mila dispersi
Quasi 28mila dispersi

Il bilancio ufficiale delle vittime del ciclone Nargis in Birmania ha raggiunto i 34.273 morti e i 27.836 dispersi. Lo ha annunciato oggi la radio di stato birmana. I feriti sono 1.403. Per le Nazioni unite, morti e dispersi complessivamente vanno da 60.000 a 100.000.

Questa sera il commissario europeo allo sviluppo umanitario Louis Michel partirà per la Birmania, dopo il vertice straordinario dei ministri per gli Aiuti umanitari dell'Unione in corso a Bruxelles. Dopo lunga trattativa, ha ottenuto il visto per entrare nel Paese.

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martedì 13 maggio 2008

da www.storace.it

La nuova moralità di Berlusconi


13 Maggio 2008

di Francesco Storace



L’argomento è app arentemente minore, i sottosegretari. Ma ce n’è uno particolare che fa a pugni con la pretesa moralità sussurrata da Berlusconi nel suo discorso alla Camera per l’insediamento del Governo. E’ il celebre Pizza, issato al dicastero dell’Istruzione e chissà se da domani nelle scuole italiane non debba venire insegnata la materia del ricatto in politica. Presidente Berlusconi - e lo dico a quanti ancora credono alle parole senza curarsi dei fatti - con quella nomina - non certo unica di tale livello - lei ha dato un pessimo segnale: ha premiato non solo uno di quei partitini che diceva di voler spazzare via a meno che non fossero disponibili alla sudditanza, ma ha addirittura offerto un posto al Governo a chi non ha dovuto prendere voti, sia pure striminziti. Ha insomma completato l’opera offensiva iniziata con i veti al simbolo de La Destra, consentendo persino a Lombardo di beccarsi otto deputati e 2 sottosegretari con il redivivo Enzo Scotti, avendo totalizzato meno dell’1 per cento. Ora faccia pure le promesse, si telefoni amorevolmente con Veltroni, La Destra - stando alle assemblee che sto tenendo in tutta Italia in questi giorni - il prossimo anno raddoppierà i voti. Ogni nostro elettore ne convincerà un altro. Lei verrà a cercarci: ma lo faccia con prudenza e con un notaio al fianco. Non si sa mai. Anche perchè lei ha preso 17 milioni di voti e Veltroni 13. Venti milioni di italiani non hanno creduto né a lei né a Veltroni.

lunedì 12 maggio 2008

Riflessioni

Figli di un Dio minore?



Il congresso di Fiuggi venne celebrato (rectius, perpetrato) nel Gennaio 1995. Ma già nell’Aprile del 1994, l’MSI aveva raccolto il 12,6 % dei consensi.

Vero che in quella occasione nel simbolo del MSI era stata apposta la dicitura di ALLEANZA NAZIONALE, in luogo della vecchia destra Nazionale ; MA GIA’ ALLE AMMINISTRATIVE DEL 1993 L’MSI COL SIMBOLO STORICO AVEVA AVUTO PIU’ VOTI.

AN non raggiunse mai, le vette di consenso raccolte dal MSI nel 1993. La sua decennale storia, espone un decennio di costante , benché contenuto e lento, calo elettorale.

La funzione di AN (possiamo capirlo ora), non fu mai l’incremento di voti. Che crescevano, erano già cresciuti, per la fina della I Repubblica ; fine determinata dal crollo del comunismo reale e dell’URSS.

La funzione di AN in realtà fu :
- di render tollerabile ai “poteri forti” le persone fisiche “contaminate” dal postfascismo missino ; in particolare, l’omino con gli occhiali il quale per il Congresso di Rimini aveva intitolato la propria mozione al “Fascismo del 2000
. A tal fine, non va dimenticato che nel governo Berlusconi I del 1994 i Ministri dovettero esser selezionati tra i non missini (Publio Fiori, Domenico Fisichella) con la sola eccezione del povero Tatarella che infatti fu duramente contestato (in Olanda, guarda caso);
- di prevenire l’ulteriore crescita elettorale del Movimento di Via della Scrofa, ingabbiandolo in una irredimibile alleanza-servaggio con Forza Italia.

Infatti, per FI la simbiosi con AN era ben più agevole che con MSI (anche se nel 1993 Silvio, all’epoca solo imprenditore, aveva dichiarato che nel ballottaggio tra Rutelli ed il segretario del MSI avrebbe certamente votato quest’ultimo).


sabato 10 maggio 2008

IMMONDIZIA IN-DIFFERENZIATA


Non accenna a diminuire l'emergenza rifiuti ingombranti nella zona di Lavinio, Villa Claudia e Cincinato ad Anzio. Ancora ieri lungo lo stradone di Santo Anastasio, via dei Faggi, viale Roma e piazza Roma il colpo d'occhio era di quelli che lasciano il segno con quintali di vecchi elettrodomestici e divani ammassati sui lati delle strade. «Lo spettacolo più assurdo - spiega Giuliano M., un residente - è nella zona di piazzale Roma dove è stato addirittura creato un muro di vecchi frigoriferi». La situazione non è certo migliore a ridosso del mare: nella zona di Cincinnato, ed esempio, i rifiuti ingombranti sono disseminati un po' ovunque. E al momento, non sembra aver avuto effetto l'ordinanza firmata la scorsa settimana con la quale il sindaco Luciano Bruschini ha inasprito le multe per gli "sporcaccioni".

venerdì 9 maggio 2008

IL PRIMO CONSIGLIO COMUNALE DI ANZIO


La nuova legislatura del comune di Anzio è inziata ieri alle 17,30 con mezz’ora di ritardo sull'orario di convocazione. Il nuovo sindaco Luciano Bruschini si è presentato schierato con la nuova giunta comunale nominata due giorni fa: alla sua sinistra Patrizio Placidi (delega all'Ambiente), Alberto Alessandroni (Lavori pubblici), Giuseppe Mercuri (Bilancio e programmazione) e Italo Colarieti (Servizi sociali); alla sua destra Ruggero Garzia (vicensidaco e delega all'Urbanistica), Umberto Succi (Cultura e turismo), Pasquale Perronace (Attività produttive) e Ivana Gregoretti (Pubblica istruzione). Prima dell'inizio dei lavori, il sindaco ha ringranziato il suo predecessore Candido De Angelis, eletto al Senato, al quale ha donato una targa ricordo.



Dopo la presa d'atto dell'eleggibilità e compatibilità dei consiglieri, si è passati all'elezione del presidente dell'assise; un punto delicato nel quale, alla fine della conta, la maggioranza di centrodestra è andata sotto di due voti. A scrutinio segreto è stato rieletto alla presidenza Sergio Borrelli dell'Udc che però, rispetto alle previsioni, ha ottenuto sedici voti anziché diciotto. Dei consiglieri di maggioranza i rappresentanti della Nuova Dc hanno infatti votato il consigliere comunale Danilo Fontana che aveva presentato la propria candidatura perché in disaccordo sul metodo usato dal sindaco per indicare Borrelli, e che ha ottenuto sei voti; nove preferenze le ha invece ottenute il terzo candidato alla presidenza dell'assise Paride Tulli, capogruppo del Partito democratico, che ha avuto gli otto voti del suo gruppo e quello di Beniamino Colantuono unico consigliere comunale della Sinistra Arcobaleno. Bruschini è quindi passato a illustrare le linee del programma. «Il primo punto dell'attività della Giunta - ha spiegato il sindaco - sarà quello della pulizia della città, considerato che siamo in vista dell'estate: dovremo quindi intensificare la raccolta dei rifiuti con la dislocazione dei nuovi cassonetti e delle campane per la raccolta differenziata. In prospettiva sarà poi necessario intensificare la raccolta dei rifiuti porta a porta». Nel suo intervento ha toccato altri punti salienti del programma: ha annunciato che saranno individuate nuove aree sulle quali realizzare alloggi per l'edilizia residenziale pubblica e ha indicato la necessità rilanciare il settore turistico con l'ampliamento del porto e la costruzione di nuovi alberghi. Quindi ha spiegato che sarà necessario studiare un nuovo piano parcheggi con il potenziamento di aree sosta nei pressi delle stazioni ferroviarie. Sull'emergenza occupazione ha indicato il completamento della città artigiana «che sarà in grado - ha detto - di creare nuovi posti di lavoro». Per quanto riguarda il settore urbanistico ha annunciato una variante al Piano regolatore che interesserà la zona della Sacida.










9 MAGGIO GIORNATA DELLE VITTIME DEL TERRORISMO

9 MAGGIO, IL CADAVERE DI MORO IN VIA CAETANI ROMA - 9 maggio 1978, dopo 55 giorni il caso Moro si conclude in modo tragico. Il suo cadavere viene trovato nel vano posteriore di una Renault 4 rossa, parcheggiata in via Caetani, a due passi dalla sede del Pci di via delle Botteghe Oscure e a poca distanza da quella Dc di piazza del Gesù (non a 'meta' strada' tra le due, come si è spesso scritto). Non si è mai capito perché le Brigate rosse abbiano rischiato questo trasferimento 'simbolico' del corpo di Moro da via Montalcini (alla Magliana) fino al centro di Roma.
Ecco la cronaca del ritrovamento attraverso le notizie dell'ANSA.

13:59 - "Un cadavere in una macchina è stato trovato in via Caetani, una traversa di via delle Botteghe Oscure. Sul posto si sono recati il questore di Roma e il capo della Digos Spinella. Al momento non si hanno altri particolari".
14:04 - "L'on. Moro sarebbe la persona trovata morta all'angolo di via delle Botteghe Oscure con via Caetani. Lo ha riferito un funzionario della Digos".
14:07 - "Funzionari di polizia hanno confermato che l'uomo trovato morto nei pressi di via delle Botteghe Oscure è l'on. Aldo Moro, Il corpo si trova in una R4 rossa in via Caetani. La strada è bloccata da agenti di polizia, che non fanno passare i giornalisti e neppure la folla che si sta radunando tra via delle Botteghe Oscure e piazza del Gesù".
14:09 - "Il cadavere è stato notato da alcuni passanti a bordo di un'auto parcheggiata in via Caetani, una traversa di via delle Botteghe Oscure, all'angolo con il palazzo in cui ha sede il Partito comunista italiano. Il corpo è riverso sui sedili posteriori dell'auto avvolto in alcune coperte". (In realtà era nel vano bagagli e non sui sedili posteriori).
14:14 - "Appena nella sede della Dc si è diffusa la notizia del ritrovamento dell'auto in via Caetani la Direzione ha sospeso la riunione. C'é stato un momento di grande confusione. I giornalisti sono stati quasi bloccati in sala stampa. Mentre aumentava la ridda delle voci i giornalisti sono scesi sotto il portone, un poliziotto della scorta di Zaccagnini ha detto di aver visto personalmente la macchina e di aver riconosciuto nel cadavere posto nel bagagliaio quello dell'on. Moro".
14:23 - "Il ministero degli Interni ha confermato che il cadavere ritrovato nei pressi di via delle Botteghe Oscure è quello dell'on. Moro. Ecco la comunicazione del ministero: 'Alle 13.30 le forze di polizia hanno ritrovato il corpo esanime dell'on. Moro in un'autovettura parcheggiata in via Caetani".
14:25 - "Sul posto si è recato il ministro dell'Interno Cossiga, il sottosegretario Lettieri, l'on. Darida. Uomini della polizia e artificieri stanno forzando il cofano anteriore della Renault sui sedili posteriori della quale era adagiato il corpo esanime dell'on. Moro".
14:43 - "Il procuratore della Repubblica De Matteo in una breve e laconica dichiarazione fatta ai giornalisti che sono tenuti ad una distanza di oltre 80 metri rispetto all'auto nella quale si trova il cadavere dell'on. Moro ha detto:'Vi confermo che è l'on. Moro. Non posso dirvi altrò. Il corpo dell'on. Moro si trova sul sedile posteriore dell'auto, il suo viso è coperto da una giacca blu".
14:46 - "Secondo testimonianze raccolte sul posto pare che la Renault rossa sia stata parcheggiata alcune ore prima del suo ritrovamento. Questo è avvenuto, secondo quanto risulta, in seguito ad una telefonata anonima giunta verso le 13 al 113 con la quale è stato detto che su un'auto rossa parcheggiata in via dei Funari (una parallela di via delle Botteghe Oscure che incrocia via Caetani) c'era una bomba. Gli agenti accorsi hanno invece trovato in via Caetani, sull'auto, il corpo esanime dell'on. Moro avvolto in un plaid".
15:48 - "Un sacerdote della chiesa del Gesù, padre Damiano, ha impartito l'assoluzione alla salma dell'on. Moro tuttora distesa sul sedile posteriore della Renault trovata parcheggiata in via Caetani. Il sacerdote conosceva personalmente il presidente della Dc per averlo visto più volte recarsi nella chiesa del Gesù a pregare. Il prete, avvicinato da un redattore dell'ANSA, ha detto di essere stato chiamato poco prima da alcuni agenti di polizia perché si recasse in via Caetani con l'olio santo. (...) Secondo quanto ha dichiarato il sacerdote, l'on. Moro sarebbe morto da poco tempo: la salma infatti non mostrerebbe la rigidità di un decesso che risalga a molto tempo addietro".
15:50 - "L'auto nella quale si trova il corpo dell'on. Moro è targata Roma N57686. Come già è stato detto è una Reault rosso amaranto. Il corpo è reclinato sul fianco sinistro nel vano posteriore fra lo sportello del portabagagli e la spalliera del sedile posteriore che è leggermente abbassata in avanti".
16:08 - "Poco dopo le 15.30 la salma di Moro è stata prelevata dalla Renault e caricata su un furgone della polizia mortuaria che si è allontanato preceduto e seguito da alcune automobili della polizia". (Era un'ambulanza dei vigili del fuoco).
16:23 - "L'on. Moro è stato ucciso con diversi colpi d'arma da fuoco. Sul petto ci sono i segni di non meno di quattro ferite. Fra la camicia bianca e la giacca blu sono stati trovati fazzoletti intrisi di sangue all'altezza delle ferite. Nei risvolti dei pantaloni c'é una notevole quantità di sabbia".
16:57 - "La Renault è stata lasciata in via Michelangelo Caetani presumibilmente fra le 7.40 e le 8.10 di stamani. E' quanto risulta dalle prime testimonianze raccolte sul posto".
19:18 - "I funzionari della Digos hanno accertato che la Renault sulla quale è stato trovato il corpo di Moro è stata rubata il 2 marzo".
20:33 - "E' stato precisato che la sabbia trovata nei risvolti dei pantaloni è molto chiara e che infilati nei calzini sono stati trovati alcuni 'forasacchi', piccole spighe di erba di campo che si impigliano facilmente nei vestiti".